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MUVEC: Mestre si arricchisce della Casa delle Contemporaneità

    Da qualche mese, entrando nello spiazzo di Piazzale Candiani, lo sguardo è carpito dallo svettare di una torre metallica rossa recante la scritta luminosa MUVEC. Dal primo piano della torretta, a cui si accede tramite scale o ascensore, si dipana una passerella che conduce ai due piani che ospitano la nuova Casa delle Contemporaneità di Mestre, il secondo che ospita l’esposizione permanente del museo, il terzo quella temporanea che a settembre vedrà protagonisti Klimt, Schiele e Kokoschka.

    La scelta di Mestre per ospitare il nuovo arrivato del ventaglio museale dei Musei Civici Veneziani non è casuale perché la città è il simbolo della contemporaneità in continuo mutamento in cui transitano movimenti internazionali e folklore di nuove culture giunte a incrementare il numero di persone che gravitano in quella che un tempo era la città dormitorio appannaggio di Venezia ma che ora ha una sua vera e propria identità multietnica e contemporanea.

    Il museo permanente propone l’arte realizzata dal 1948 in poi, ospitando opere di movimenti artistici del secondo ‘900, così come del nuovo millennio, tra cui Informale, Spazialismo ed Arte Minimal ma al contempo opere di artisti del territorio. Il tutto esposto in stanze molto spaziose e luminose.

    Bruno De Toffoli, La nuvola: evento, gesso, 1955 (Ricostruzione)

    Non esiste un percorso espositivo prettamente cronologico ma tre livelli di lettura che articolano il percorso della collezione permanente in Ricostruzione, Costruzione e Decostruzione, il tutto analizzato da tre punti di vista differenti ossia la materia, il corpo e la città.

    In Ricostruzione si possono osservare opere dell’immediato dopoguerra dove si intende documentare la tragedia della guerra e al contempo ricreare identità visiva ed artistica internazionale. Diventano così protagoniste le correnti di Informale, Fronte Nuovo delle Arti e Spazialismo. In Costruzione invece si incontrano autori che hanno posto l’attenzione sulla nuova composizione geometrica, sull’arte Minimal, sullo spazio e sul colore.

    Arman (Armand Pierre Fernandez), Sometimes, tubetti di colore con plexiglass, 1967 (Ricostruzione)

    In Decostruzione spadroneggiano invece le correnti del nuovo millennio in cui si trovano opere dove gli elementi figurativi e formali vengono scomposti e le opere invadono gli spazi. Non esistono neanche più cesure tra le nazioni e tutto diventa parte di un panorama artistico internazionale dove si può incontrare più di qualche lavoro con intento politico.

    La Casa delle contemporaneità fa parte di un progetto di più ampio respiro in cui di cui fanno parte anche la Casermetta 9 di Forte Marghera, inaugurata nel 2025 e la futura Factory del Palaplip che tutti insieme intendono costruire un vero e proprio distretto della contemporaneità.