Ho recentemente avuto il piacere di trascorrere un pomeriggio in compagnia di Roberto Semenzato, grande scultore polimaterico e ricercatore artistico della Riviera del Brenta, trascorso conversando sul suo percorso di formazione, su ricerca materica per le sue sculture e confrontandomi sulla grande passione per l’arte che ci accomuna.
Ho pensato di fargli qualche domanda per presentarlo e far conoscere ai nostri lettori il suo lavoro.
Roberto, le va di presentarsi ai nostri lettori?
Certo! Sono Roberto Semenzato, ho 64 anni e da sempre abito in un piccolo paese in provincia di Venezia.
Attualmente gestisco con il mio socio Giorgio Zanatta il laboratorio orafo Oro Sintesi di Mirano dove svolgo le mie attività di ricerca e creazione oltre all’esercizio commerciale.
Vedo che le sue sculture prevedono sempre l’uso di materiali differenti. Quand’è cominciata la sua passione per la scultura polimaterica?
Sicuramente il percorso scolastico all’Istituto d’Arte ai Carmini di Venezia è stato di fondamentale importanza perché, grazie agli insegnamenti di professori di altissimo livello ho avuto la possibilità di toccare con mano molteplici materiali ma soprattutto quella di provare, sperimentare ed evolvere la mia interiorità e il mio sentire creativo.
Poi l’aver potuto continuare la mia attività artistica aprendo il laboratorio orafo di Mirano mi ha portato a contatto ulteriormente con materiali metallici quali oro ed argento, continuando la mia ricerca materica.
Il tutto è andato ancora aumentando associando i materiali metallici, ad esempio alle pietre, arrivando ad avere maggiore padronanza nella gestione di proporzioni e misure.
Infatti, un grande punto di svolta nella mia attività artistica è stato il passare dalle piccole alle grandi dimensioni quindi cominciare a gestire volumi scultorei di più ampio respiro.
Il retaggio culturale di quanto ho appreso durante gli anni scolastici veneziani, però, non l’ho mai messo da parte perché, appunto, l’uso di materiale differenti mi ha sempre accompagnato.
C’è un materiale che predilige?
Amo particolarmente la creta per la grande libertà che lascia nel poterla plasmare e modellare senza porre vincoli.
Inoltre, a differenza di materiali come il legno o la pietra, ti dà la possibilità di sbagliare e rimediare, di perfezionare il tuo intento creativo.
Apprezzo molto anche la potenza del vetro.
Ho creato più di una scultura in cui ho inserito sfere vitree o dischi di murrina proprio perché questo materiale conferisce leggerezza, dinamismo ed accentua la policromia.
Adoro unire la forma libera della creta con dei materiali più rigidi, accentuando effetti ottici e colore. Infatti, anche il colore ricopre un ruolo molto importante nelle mie sculture.
Le propongo di fare un passo indietro e tornare a raccontarci del suo percorso formativo.
Come dicevo prima, ho frequentato l’Istituto d’Arte ai Carmini di Venezia dove ho conseguito il diploma nel 1981, dopo aver frequentato tre anni di maestro d’arte e gli ultimi due del magistero che ora non esistono più perché è tutto confluito in un corso quinquennale liceale.
Ai tempi del biennio di magistero ho potuto conoscere molte materie artistiche ma soprattutto frequentare molte ore di laboratorio che per me sono state fondamentali perché erano molto pratiche.
Così come è stato determinante il passaggio da una piccola realtà rurale come quella del paese in cui sono nato ad una città come Venezia che, nel corso degli anni ’70 durante i quali ho portato avanti i miei studi, era una città che offriva moltissimo non solo a livello umano ma anche artistico.
Venezia si presentava come il fulcro dell’arte per la sua natura, per le persone che l’avevano vissuta ma anche grazie a coloro che ancora la vivevano.
All’epoca Venezia dava molto anche a livello di interscambio culturale e condivisione tra discipline artistiche anche differenti, cosa che forse è un po’ andata perduta nel corso del tempo.
In più di un’occasione, terminate le ore di lezione, non ho fatto ritorno immediato a casa per potermi lasciare trasportare da ore di camminate tra calli e campielli che diventavano una vera e propria meditazione.
Venezia ha sicuramente avuto un ruolo determinante nella mia formazione artistica e non.
Vedo che lei è una persona molto incline alla condivisione, quindi, le chiedo se nel periodo in cui ha portato a termine il suo percorso di studi o anche nei tempi correnti ci sono persone che l’hanno influenzata o per cui nutre particolare stima.
Ci sono sicuramente più nomi ma, se dovessi stilare un elenco, partirei sicuramente dai professori di scultura e modellazione plastica quali Giorgio Zennaro e Giovanni Battista Mitri.
Colui che invece mi ha veramente formato avendo un poi anche un ritorno sulla mia attività imprenditoriale è Agostino Venturini che fu un mio insegnante di disegno professionale per quanto riguarda l’oreficeria e che poi ho avuto modo di frequentare personalmente, approfondendo la sua conoscenza.
Sicuramente lui ha trasmesso a me e ai ragazzi che hanno avuto la fortuna di essere suoi allievi quel senso di equilibrio e di impostazione delle forme geometriche che poi ha dato all’oreficeria una forma diversa.
Rifacendomi al discorso fatto all’inizio della nostra chiacchierata è stato qui che poi è avvenuto il momento di svolta che mi ha portato a lavorare dall’oggetto di piccole dimensioni a strutture scultoree più grandi in cui sommare materiali e forme differenti, portando alla luce il mio amore per il polimaterico.
Non solo disegnare la propria opera ma realizzarla ti fa raggiungere una dimensione creativa completamente diversa in cui spaziare proprio durante la fase dell’impostazione strutturale perché non sono pezzi appiccicati l’uno all’altro ma sono elementi strutturati in base ad un filo logico ben preciso.

base in marmo e legno, 2014 (121×45 cm)
La fase di studio si rafforza ulteriormente perché a me piace molto sperimentare e ciò comporta un ulteriore lavoro di ricerca.
Non ho un vero e proprio filo conduttore nello strutturare le mie opere. Posso solo dire che c’è una costante che è la creta e il suo magnetismo nella modellazione plastica.
Può essere bianca, rossa o nera e ciò mi permette di raggiungere contemporaneamente la policromia ed il polimaterico perché la associo sempre ad altri materiali quali l’acciaio inossidabile, il legno o altro ancora quale l’uso della luce per esaltare ancor di più forme e dinamismo.
Mi piace molto conferire senso del movimento attraverso l’uso di led la cui luce è spesso enfatizzata attraverso lamine di plexiglass.
C’è qualche sua opera d’arte che riveste un ruolo particolarmente importante nel suo cuore? Un pezzo a cui è maggiormente affezionato rispetto agli altri?
Nell’ambito della mia attività collaborativa di oreficeria devo dire che ce ne sono molti di cui ricordo soprattutto il momento della genesi dell’idea che mi ha portato a realizzare il pezzo.
Nell’ambito delle sculture di maggiori dimensioni invece, un pezzo da cui non mi separerò mai è Il veliero dei sogni, scultura da tavolo in cui ho riposto tanti significati.
Non riuscirei comunque, in generale, a separarmi dalle mie sculture proprio perché non le vedo in un ambiente diverso da quello della mia casa che, anno dopo anno, si è arricchita di pezzi che parlano di me, del mio vissuto delle mie emozioni.
La mia è una casa in cui, quando entri, trovi i lavori di una persona che vuole dire qualcosa, che ha un messaggio da condividere.

acciaio, rame, 2017 (67×75 cm)
Mi sembra di aver notato un certo richiamo continuo alle forme geometriche, sbaglio?
No, ma solo in parte perché il richiamo alle linee ed alla geometria generalmente vengono sviluppati su pezzi poi destinati ad essere assemblati.
Il mio amore per la creta invece mi permette di sagomare delle forme libere che nulla hanno a che vedere con la geometria più in senso stretto.
Progetti per il futuro?
L’intento di continuare a crescere non mi abbandona mai.
Mi propongo sempre di continuare ad evolvermi‚ di essere curioso e sperimentare senza mai stare fermi.
Continuerò sempre la mia ricerca di combinare materiali di diversa natura con l’intento di creare anche forme sempre nuove.
Prima vi ho fatto cenno di quanto Venezia mi abbia influenzato e stimolato ma a questa splendida città devo affiancare come continua fonte di ispirazione la Natura.
Anche quello che potrebbe essere un semplice albero per me è molto di più perché anche solo osservandolo in momenti diversi della giornata mi suscita sentimenti, pensieri ed emozioni differenti.
Un albero non è mai solo un albero.
Passando ad un progetto concreto, sto lavorando ad una scultura che misurerà circa 60×70 cm, composta prevalentemente in acciaio inox, ferro e lastre di plexiglass.
Sarà un’opera dinamica perché i pannelli di questi materiali differenti potranno essere mossi e fatti scorrere, così l’opéra potrà essere in qualsiasi momento diversa da come era prima.
Probabilmente uno degli aspetti che la caratterizzerà maggiormente sarà la presenza di pannelli in ferro ruggine che in alcuni punti, lavorati col flessibile, sto facendo emergere il materiale sottostante non ancora arrugginito e quindi ci sarà un contrasto fra i diversi stati dello stesso materiale.
Il tutto verrà enfatizzato dall’uso di luce a led.
L’uso della luce ritorna anche in altre sue sculture. mi ha colpito particolarmente il suo San Sebastiano che personalmente ritengo emotivamente molto impattante, ce ne vuole parlare?
È un’opera in cui ho voluto utilizzare i led per accentuare l’effetto delle frecce che trafiggono il costato.
Le ho realizzate in plexiglass, infilate nel costato di San Sebastiano con una piccola luce alla base per enfatizzare il dramma di questo corpo martoriato dai dardi.
Quindi, ancora una volta, ho pensato di utilizzare la luce non per illuminare ma per conferire movimento ed aumentare la resa emotiva.
A conclusione di questa nostra chiacchierata artistica, le chiedo se si sente di rivolgere un pensiero a coloro che vogliono avvicinarsi al mondo dell’arte, scultorea e non. Si sente di dare loro qualche suggerimento o consiglio?
Sicuramente alle generazioni più giovani consiglio vivamente di provare, cercare, sperimentare, immergendosi totalmente nella fase creativa anche a costo di sbagliare per poi trovare soluzioni che pongano rimedio.
Una cosa altrettanto fondamentale è mantenere la curiosità.
Guardare ciò che si ha attorno, lasciarsi attraversare dalle emozioni per poi restituirle nelle espressioni artistiche.
Capire bene ciò che si ha dentro che è unico ed irripetibile, non omologabile.
Per questo suggerisco di continuare a guardare attentamente ciò che ci gira intorno senza farsi imbrigliare dalla staticità di ciò che ci viene proposto ad esempio nel web.
Ognuno di noi ha qualcosa da dire, esprimere e condividere quindi diventa importante osservare l’esterno e l’interiorità per poi sperimentare, provare e lavorare per restituire ciò che si ha dentro.
Grazie Roberto per questo pomeriggio di conversazione artistica che mi è servita anche a livello personale per una crescita interiore. Non vedo l’ora anche di vedere il risultato finale della scultura mobile a cui sta lavorando da tempo.
Grazie a voi.






