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La Catrina: un’icona di morte, cultura e arte

    È uno scheletro in abiti da cerimonia.

    Ha il cappello ornato di piume e fiori, il sorriso fisso di chi non ha più niente da perdere, e quegli occhi vuoti che ti guardano come se ti conoscessero da sempre.

    Eppure non fa paura.

    Fa qualcosa di più difficile: ti fa sorridere.

    È questo il paradosso della Catrina, e il segreto della sua longevità: ha trasformato la morte in un atto di stile, e la paura della fine in un’occasione per ridere di chi si prende troppo sul serio.

    Questa è la sua storia.

    José Guadalupe Posada e la “Calavera Garbancera”

    La Catrina nasce a inizio Novecento nella bottega di un incisore di Aguascalientes che aveva fatto della morte il suo strumento di critica sociale.

    José Guadalupe Posada (1852–1913) era uno degli artisti più prolifici e caustic del Messico porfiriano: le sue stampe popolari, vendute per pochi centesimi nei mercati e nelle strade di Città del Messico, raffiguravano scheletri in ogni situazione possibile, dalla corrida al ballo, dalla politica alla religione.

    Erano calaveras, le “teste di morto” della tradizione messicana, usate da secoli come strumento di satira durante la festività dei morti.

    E Posada le usava con ferocia: vestendo i suoi scheletri con gli abiti della classe alta, li rendeva ridicoli davanti a tutti.

    Raprresentazione di Catrina e José Guadalupe Posada

    Il nome originale: “Calavera Garbancera”, non Catrina

    L’incisione originale di Posada, realizzata tra il 1910 e il 1913, non si chiamava “Catrina”.

    Il titolo era “Calavera Garbancera”: garbancera era un termine spregiativo per indicare i messicani di origine indigena o meticcia che rinnegavano le loro radici per imitare i costumi europei, come se volessero sembrare altro da quello che erano.

    Il messaggio di Posada era tagliente: per quanto vi vestiate da europei, scheletri restate.

    Fu Diego Rivera, trent’anni dopo, a ribattezzarla “Catrina”, da catrín, elegantone, e a trasformare quella satira in mito.

    Posada non visse per vedere la sua creazione diventare un’icona nazionale: morì nel 1913, in povertà, e fu sepolto in una fossa comune.

    Era l’ironia più amara possibile per l’uomo che aveva passato la vita a ricordare a tutti che la morte non fa distinzioni di classe.

    Diego Rivera e la nascita del mito

    Il salto da caricatura politica a simbolo nazionale avvenne grazie a Diego Rivera, che nel 1947 ricevette la commissione per un grande murale nel lobby del nuovo Hotel del Prado di Città del Messico.

    Rivera concepì un’opera monumentale: “Sueño de una tarde dominical en la Alameda Central”, un dipinto lungo quasi sedici metri e alto oltre quattro, che raccontava cinque secoli di storia messicana in una sola passeggiata immaginaria nel parco più famoso della capitale.

    In mezzo a questa folla di figure storiche, alla destra del ritratto di Posada stesso, Rivera collocò la Catrina: non più come caricatura anonima, ma come personaggio con un nome, una presenza, un’aura.

    Sueño de una tarde dominical en la Alameda Central di Diego Rivera

    Nella composizione di Rivera, la Catrina indossa uno sgargiante boa di piume e tiene per mano sia Posada che il giovane Diego bambino, con Frida Kahlo alle spalle come figura protettrice.

    È un quadro genealogico, quasi: la Catrina come madre simbolica della grande arte messicana.

    Il murale fu completato nel 1948, ma rimase a lungo controverso: una delle figure conteneva l’iscrizione “Dio non esiste”, che provocò scandalo e portò alla copertura dell’opera per anni.

    Fu definitivamente svelato al pubblico nel 1956, e dopo il terremoto del 1985 che distrusse l’Hotel del Prado, l’intero muro fu spostato nel Museo Mural Diego Rivera, dove è ancora visibile.

    La storia in quattro momenti chiave

    1910–1913
    Posada incide la “Calavera Garbancera”

    La xilografia originale viene stampata e venduta nelle strade di Città del Messico come satira sulla classe alta che imita gli europei. Nessuno sa ancora che diventerà un’icona mondiale.

    1947–1948
    Rivera dipinge il murale dell’Alameda

    Diego Rivera inserisce la “Garbancera” nel murale dell’Hotel del Prado, la ribattezza “Catrina” e la eleva a simbolo della cultura messicana. Nasce il mito.

    2008
    UNESCO: il Día de los Muertos patrimonio dell’umanità

    L’UNESCO iscrive il Día de los Muertos nella Lista Rappresentativa del Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità. La Catrina, come simbolo visivo della festività, acquisisce riconoscimento internazionale ufficiale.

    2017
    Pixar porta la Catrina nel mondo con “Coco”

    Il film Pixar “Coco”, vincitore di due premi Oscar e incasso mondiale di oltre 807 milioni di dollari, porta la tradizione del Día de los Muertos, e con essa la Catrina, a un pubblico globale di centinaia di milioni di spettatori.

    Día de los Muertos: la morte come celebrazione

    Per capire la Catrina, bisogna capire il Día de los Muertos, e per capire il Día de los Muertos bisogna dimenticare tutto ciò che il mondo occidentale ha insegnato sulla morte come tabù.

    La festività si celebra il primo e il secondo novembre, giorni che coincidono con la commemorazione cattolica di Tutti i Santi e dei Defunti, ma le radici sono molto più antiche: nel calendario azteco, la dea della morte Mictecacihuatl, “Signora dei Morti” e regina del Mictlan, presiedeva a un mese intero dedicato ai defunti.

    Quando i conquistatori spagnoli imposero il cattolicesimo, la festività azteca non scomparve: si sovrappose alle date cristiane, mescolando offerte floreali e cibo con la messa dei morti, e producendo una sintesi religiosa e culturale che è ancora oggi viva e vibrante.

    Durante il Día de los Muertos, le famiglie allestiscono le ofrendas, altari domestici ricchi di fotografie, fiori di cempasúchil (tagete color arancio), cibo preferito del defunto, candele e oggetti cari.

    L’idea di fondo è semplice e bellissima: i morti tornano a visitare i vivi, e i vivi li accolgono con gioia, non con lutto.

    La Catrina è il volto visivo di questa filosofia: uno scheletro che ride, vestito a festa, ricorda che la morte non è il nemico, ma l’ospite inevitabile che prima o poi bussa a tutte le porte, anche a quelle dei palazzi più eleganti.

    L’iconografia della Catrina: un codice visivo

    Il modo in cui una Catrina viene rappresentata non è mai casuale: ogni elemento ha un significato preciso, radicato nella tradizione o nell’aggiunta successiva di Rivera e degli artisti che hanno reinterpretato il personaggio.

    Il cappello

    Un ampio cappello di foggia europea, ornato di fiori, piume e nastri, era il simbolo per eccellenza della “dame” dell’alta società messicana di inizio Novecento.

    Su un cranio, quell’oggetto di vanità diventa satira pura: l’eleganza del cappello non cambia il fatto che sotto c’è solo osso.

    Il volto-cranio

    La calavera è il fulcro visivo: un teschio umano, spesso dipinto con motivi floreali o geometrici a simboleggiare la continuità tra vita e morte.

    Nelle versioni contemporanee, i pittori del viso (maquilladores) replicano questi motivi sui volti delle persone durante le celebrazioni del Día de los Muertos.

    L’abito elegante

    Vesti da ballo, corsetti d’epoca, guanti bianchi: l’abbigliamento richiama deliberatamente l’alta borghesia europea che Posada voleva ridicolizzare.

    Rivera aggiunse al repertorio il boa di piume, elemento teatrale che trasformò la caricatura in personaggio di scena.

    I fiori

    I fiori di cempasúchil, il tagete arancione tipico del Día de los Muertos, compaiono spesso nelle rappresentazioni della Catrina, collegandola alla festività e al concetto di transizione tra i mondi.

    Nella tradizione azteca, il profumo di questi fiori guidava le anime dei defunti verso gli altari preparati dai familiari.

    La Catrina nel mondo contemporaneo

    Oggi la Catrina è ovunque, e questa ubiquità racconta qualcosa di interessante sul modo in cui i simboli migrano tra culture e si trasformano nel processo.

    Cinema e cultura pop

    “Coco” di Pixar (2017, 2 Oscar) e la scena d’apertura di “Spectre” (2015) hanno portato la Catrina e il Día de los Muertos a un pubblico di centinaia di milioni di persone.

    Curiosamente, il grande sfilata del Día de los Muertos a Città del Messico è nata nel 2016 ispirata proprio dalla parata immaginaria del film Bond.

    Tatuaggi e body art

    La Catrina è diventata uno dei soggetti tatuati più popolari al mondo, con varianti che spaziano dal realismo fotografico all’astrazione, spesso ibridate con elementi di culture locali.

    Ogni tatuaggio reinterpreta il simbolo in chiave personale, trasformandolo in una dichiarazione identitaria.

    Moda e design

    Alexander McQueen, Jean Paul Gaultier e decine di designer di tutto il mondo hanno attinto all’estetica della Catrina per collezioni, stampe e accessori.

    L’ironia originale di Posada compie un cerchio: quella critica agli abiti eleganti è diventata ispirazione per gli abiti eleganti stessi.

    Arte contemporanea

    Scultori, pittori e artigiani in tutto il mondo reinterpretano la Catrina in chiave personale, dalla ceramica tradizionale oaxaqueña alle installazioni multimediali.

    È diventata uno dei pochi simboli del XX secolo capaci di dialogare con altrettanta efficacia con la tradizione artigianale e con l’arte d’avanguardia.

    Catrina nell’arte contemporanea

    La Catrina nel collezionismo internazionale

    Negli ultimi decenni, l’interesse collezionistico per la tradizione artistica messicana è cresciuto in modo significativo, e la Catrina ne è diventata uno degli oggetti più ricercati.

    Le sculture in terracotta, le ceramiche dipinte, le figure in cartapesta dei maestri artigiani di Oaxaca e della regione di Michoacán rappresentano una produzione di arte popolare di altissimo livello, riconosciuta in tutto il mondo per la qualità tecnica e il ricchissimo repertorio simbolico.

    I collezionisti più attenti distinguono tra la produzione di massa, destinata al turismo, e le opere di maestri artigiani riconosciuti, che hanno sviluppato uno stile personale all’interno della tradizione: questi oggetti sono veri e propri pezzi d’arte, con mercato e quotazioni proprie.

    È lo stesso principio che governa il collezionismo di qualità in qualsiasi campo: la differenza tra un oggetto e un’opera d’arte non sta solo nell’età, ma nella maestria e nell’unicità.

    Per chi si avvicina a questa tradizione, è utile ricordare che i grandi collezionisti della storia hanno sempre avuto in comune una qualità: sapevano riconoscere il valore in ciò che gli altri ancora non vedevano.

    Diego Rivera e Frida Kahlo, per esempio, erano tra i più grandi collezionisti di arte popolare messicana del loro tempo: la loro casa a Coyoacán, oggi museo, conteneva migliaia di ex voto, ceramiche, tessuti e sculture artigianali, comprese molte calaveras.

    L’arte popolare che amavano è oggi esposta nei musei più importanti del mondo.

    Per capire come funziona il mercato delle opere d’arte e come vengono valutate, leggi l’approfondimento su come investire nell’arte consapevolmente.

    Un’icona che dura perché dice la verità

    La Catrina è sopravvissuta per più di un secolo perché il suo messaggio non invecchia.

    Posada la creò per dire che la morte non rispetta i titoli nobiliari e i cappelli eleganti.

    Rivera la trasformò in testimone di cinque secoli di storia messicana.

    Il Messico la adottò come simbolo di una tradizione che rifiuta di far vergognare la morte, e il mondo la riconobbe come qualcosa di universale: il riso di fronte alla fine, la grazia di chi sa che tutto passa, l’ironia come antidoto alla paura.

    In fondo, è lo stesso principio che anima certe nature morte fiamminghe del Seicento, certi memento mori che popolano i musei europei: il teschio sul tavolo accanto ai fiori recisi, il messaggio che dice “cogli il giorno perché anche i fiori appassiscono”.

    Solo che la Catrina lo dice ridendo, con un cappello di piume in testa.

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    Che si tratti di arte messicana, arte popolare internazionale o antiquariato europeo, ogni oggetto ha una storia e un valore da scoprire. Fabio di Zogia lavora su tutta Italia e offre un primo contatto gratuito.

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