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Girolamo da Treviso: l’artista internazionale del XVI secolo

    Girolamo da Treviso (noto anche come Girolamo il Giovane) incarna perfettamente l’ideale di artista poliedrico del Rinascimento.

    La sua carriera, segnata da un’instancabile mobilità, lo vide eccellere come pittore, incisore, scultore e persino ingegnere bellico, portando la sua arte dalle lagune venete fino alla corte di Enrico VIII.

    Gli esordi e il mistero del monogramma HRTV

    L’attività di Girolamo sembra affondare le radici nel mondo dell’editoria veneziana.

    Nel 1515, l’editore Bernardino Benali richiese al Senato di Venezia il privilegio di stampa per una xilografia raffigurante Susanna e i vecchioni, firmata con il monogramma HRTV.

    Questo acronimo, interpretabile come Hieronimus Tarvisius, è la chiave per l’attribuzione di un nucleo di opere giovanili di grande rilievo:

    • Le due tele del Musée des Beaux-Arts di Rouen (Agar, l’angelo e Ismaele e la Benedizione di Giacobbe);
    • La celebre Nuda del Kunsthistorisches Museum di Vienna;
    • La Venere dormiente della Galleria Borghese di Roma.
    Venere Dormiente - Girolamo da Treviso
    Venere Dormiente – Girolamo da Treviso

    Secondo studiosi come Fiocco, Tempestini e Lucco, in questa fase Girolamo fonde l’umanesimo trevigiano di Lorenzo Lotto e Pier Maria Pennacchi con le novità lagunari di Giorgione, del giovane Tiziano e i primi accenni di Savoldo.

    Di questo periodo meritano menzione anche la Presentazione di Cristo al tempio di Ca’ Morosini (Padova) e il Cristo al limbo dell’Alte Pinakothek di Monaco.

    Il lungo soggiorno a Bologna

    Nel 1519, al seguito del vescovo di Treviso Bernardo de’ Rossi, eletto vicelegato pontificio, Girolamo si trasferì a Bologna.

    Qui la sua produzione divenne imponente:

    • Opere religiose: Realizzò il Noli me tangere in S. Giovanni in Monte, l’Assunzione della Vergine in San Petronio e la pala per l’ospedale di San Biagio (purtroppo scomparsa nel 1945).
    • Scultura: Per il portale laterale destro di San Petronio eseguì due formelle marmoree (I fratelli consegnano a Giacobbe la veste insanguinata di Giuseppe) e il Ritrovamento della coppa nel sacco di Beniamino.
    • Decorazioni: Affrescò la cappella Saraceni in San Petronio con i Miracoli di S. Antonio da Padova.

    L’incontro con il classicismo di Baldassarre Peruzzi

    In questi anni, su incarico di Giovan Battista Bentivoglio, Girolamo dipinse l’Adorazione dei Magi (oggi alla National Gallery di Londra), basandosi su un cartone lasciato da Baldassarre Peruzzi.

    L’opera è un capolavoro di sintesi: fonde la composizione dell’ultimo Raffaello (con citazioni dalla Visione di Ezechiele) con la ricca cromia veneto-ferrarese.

    Un gusto simile si ritrova nell’Adorazione dei Magi del Museo Civico di Treviso, dove emergono però anche influenze nordiche e düreriane.

    Mantova e Palazzo Te: l’équipe di Giulio Romano

    Nell’estate del 1527, Girolamo si spostò a Mantova per collaborare con Giulio Romano alla decorazione di Palazzo Te.

    Il suo intervento fu centrale nella Sala dei Venti, dove affrescò:

    • Nove esagoni della volta con Mesi e Divinità classiche;
    • Quattro medaglioni parietali raffiguranti la Vendita di antidoti, la Pesca del mostro marino, la Clemenza di Scipione e il Nuoto.
    Affresco di Girolamo da Treviso nella Sala dei Venti a Palazzo Te - Mantova
    Affresco di Girolamo da Treviso nella Sala dei Venti a Palazzo Te – Mantova

    Dopo Mantova, l’artista toccò Genova (lavorando per Andrea Doria a Palazzo Fassolo e nella Cattedrale di S. Lorenzo) e Faenza, dove lasciò nella Chiesa della Commenda una delle sue prove più alte come frescante.

    Il ritorno a Venezia e il capolavoro della Pala Boccadiferro

    Prima di rientrare in laguna, Girolamo tornò a Bologna per ultimare la Pala Boccadiferro (Madonna col Bambino in trono e Santi), ora alla National Gallery di Londra.

    Quest’opera fu definita da Giorgio Vasari come il suo vero capolavoro.

    A Venezia, la sua maestria trovò spazio nella Chiesa di San Salvador (Pala di San Giacomo) e nelle decorazioni esterne della casa di Andrea Odoni, purtroppo oggi perdute.

    La fine gloriosa alla corte di Enrico VIII

    L’eclettismo di Girolamo lo portò infine oltremanica, al servizio di Enrico VIII d’Inghilterra.

    Qui non fu solo pittore di corte, ma anche ingegnere bellico, mettendo le sue competenze tecniche al servizio della corona.

    La sua vita si concluse da vero “artista soldato” nel 1544, durante l’assedio di Boulogne-sur-Mer, confermando fino all’ultimo il suo spirito internazionale e moderno.