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AVEM – Vaso pulegoso in vetro soffiato bianco

1.700,00

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    AVEM – ARTE VETRARIA MURANESE

    Vaso pulegoso
    vetro soffiato bianco con applicazioni a caldo
    h. cm. 29
    Murano, 1934-1935

    Il vaso si presenta in forma ovoidale – con ventre ampio e generoso che si restringe progressivamente verso il collo cilindrico breve – caratterizzata da un profilo di grande compiutezza volumetrica, pienamente in accordo con i canoni formali del vetro artistico muranese degli anni Trenta. Due applicazioni simmetriche a elementi fogliacei lobati, disposte sui fianchi della spalla, interrompono la continuità della superficie con un motivo decorativo di sobria eleganza, richiamando nella loro articolazione dentellata l’immaginario naturalistico che percorre gran parte della produzione ornamentale del periodo. La base è circolare e appiattita, con profilo torico che assicura stabilità alla silhouette panciuta.

    L’intera superficie è trattata con la tecnica del pulegoso: il vetro bianco opalescente – un lattimo di grande purezza cromatica – è percorso da una distribuzione omogenea di bolle d’aria di piccola e media dimensione, che conferisce alla massa vitrea un aspetto granuloso e opaco, lontano dalla trasparenza del cristallo convenzionale. Alla luce radente la superficie risponde con una serie di riflessi perlescenti e iridescenti che variano al mutare dell’angolazione, creando un effetto materico di straordinaria qualità sensoriale. Il bianco non è uniforme ma vivo, modulato dalla presenza delle inclusioni aeree che catturano e diffondono la luce in modo discontinuo.

    La manifattura: AVEM

    L’Arte Vetraria Muranese – conosciuta con l’acronimo AVEM – fu fondata a Murano nel 1932 da un gruppo di imprenditori e maestri vetrai che intendevano collocarsi nel segmento più ambizioso e qualificato della produzione artistica lagunare. La manifattura nacque in un momento di grande fermento creativo per l’industria vetraria veneziana: il decennio tra il 1925 e il 1935 rappresenta una delle stagioni più intense e innovative dell’intera storia del vetro muranese, nella quale la ricerca tecnica e la sperimentazione formale procedevano di pari passo, stimolate dalla domanda di un mercato internazionale sempre più attento alla qualità artistica degli oggetti decorativi.

    Negli anni Trenta AVEM si distinse per la produzione di vasi, coppe e oggetti decorativi di alto livello qualitativo, caratterizzati da un’estetica che coniugava il rigore formale della stagione razionalista – con forme voluminose, essenziali e plasticamente risolte – con la ricchezza tecnica della tradizione muranese. La manifattura si avvalè della collaborazione di maestri vetrai di grande esperienza, capaci di padroneggiare le tecniche più complesse della lavorazione del vetro soffiato; tra queste, il pulegoso occupava un posto di primo piano per la difficoltà esecutiva e la qualità del risultato.

    AVEM partecipò alle principali esposizioni del periodo – dalla Biennale veneziana alle mostre internazionali dedicate alle arti decorative – consolidando una presenza di rilievo nel panorama della produzione artistica italiana e internazionale del decennio. La sua attività proseguì nel secondo dopoguerra, quando la manifattura seppe rinnovarsi senza rinunciare alla qualità tecnica che ne aveva caratterizzato gli esordi, attirando la collaborazione di designer di fama internazionale.

    La tecnica: il vetro pulegoso

    Il pulegoso è una tecnica di lavorazione del vetro soffiato sviluppata e affinata nell’ambito della tradizione muranese nel corso degli anni Venti e Trenta del Novecento. Essa prevede l’introduzione di bolle d’aria all’interno della massa vitrea incandescente mediante l’aggiunta di sostanze chimiche – principalmente bicarbonato di sodio o ossidi metallici – che a contatto con il vetro fuso rilasciano gas, dando origine a inclusioni aeree di dimensione variabile distribuite in modo più o meno omogeneo nel corpo dell’oggetto.

    Il processo esecutivo è di notevole complessità tecnica: il maestro vetraio deve controllare con precisione la quantità di sostanza aggiunta, la temperatura della massa vitrea e la velocità della lavorazione per ottenere una distribuzione delle bolle conforme all’effetto desiderato – uniforme o concentrata, a bolle minute o di maggiori dimensioni, superficiale o profonda. Il risultato è una massa opaca o semi-opaca, dalla superficie rugosa e granulosa al tatto, che si oppone radicalmente all’estetica del cristallo trasparente e lucido: il vetro pulegoso non riflette ma diffonde, non lascia passare ma trattiene la luce, acquisendo una qualità materica quasi minerale, accostabile a certe pietre dure opaline.

    La tecnica fu adottata da diverse manifatture muranesi negli anni Trenta – tra le prime e più celebrate vi fu la Venini, nella quale Napoleone Martinuzzi ne sviluppò le potenzialità espressive tra il 1928 e il 1932 – diventando uno degli elementi stilistici più caratteristici della produzione decorativa del decennio. La sua fortuna critica è legata all’incontro tra la tradizione artigianale dell’isola e le istanze formali del razionalismo europeo, che trovava nel pulegoso una risposta plastica e sensoriale alle proprie esigenze di essenzialità e solidità volumetrica.

    Nota critica

    Il vaso in esame si colloca con piena coerenza nella produzione AVEM degli anni Trenta, e ne costituisce un esempio di qualità formale e tecnica significativa. La forma ovoidale – risolta con una semplicità di profilo che non esclude la tensione volumetrica ma la incorpora in una silhouette di grande compiutezza – e il trattamento pulegoso della superficie bianca rimandano al clima di ricerca che caratterizzò la manifattura muranese nel decennio tra le due guerre, quando la sperimentazione tecnica procedeva di pari passo con una riflessione più ampia sul rapporto tra forma e materia nell’oggetto decorativo.

    Le applicazioni fogliacee sui fianchi – elemento ornamentale di discreta eleganza, coerente con il vocabolario decorativo del periodo – non contraddicono ma completano l’impianto essenziale della forma, introducendo una nota di decorativismo controllato in linea con il gusto dell’alto artigianato veneziano degli anni Trenta. La qualità del pulegoso – omogeneo, ben distribuito, privo di irregolarità grossolane – attesta la mano di un maestro di comprovata esperienza, capace di governare con precisione una tecnica che non tollera approssimazioni.

    L’insieme colloca il vaso tra le produzioni più riuscite della manifattura nel periodo della sua prima maturità, e lo propone come documento significativo di una stagione cruciale per la storia del vetro artistico muranese del Novecento.