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Antonio Fasan, Omaggio a Matisse

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    Antonio Fasan
    Padova, 1902 – Padova, 1985

    Omaggio a Matisse
    Olio su tavola, cm. 67 × 53
    Firmato e datato a matita in alto a destra: Fasan 942
    Al retro: dipinto firmato e datato Fasan 937 raffigurante un grande casolare;
    etichetta manoscritta in basso a destra con indicazione: Antonio Fasan /Dimensioni: 53 × 64 / Opera: Omaggio a Matisse / Data: 1943 / Tecnica: olio su tavola / Collezione: (…)

    Il dipinto

    La tavola raffigura una natura morta d’interno di straordinaria vivacità cromatica: su un tavolo coperto da una tovaglia a strisce rosse e bianche campeggia un vaso decorato con fiori dai petali bianchi e gialli punteggiati — orchidee stilizzate — mentre sul piano è aperto un album da disegno con un’illustrazione a soggetto urbano-portuale. Sullo sfondo, a occupare l’intera parete, una tappezzeria fantasia in giallo, rosso e blu con motivi decorativi orientaleggianti alternati a colonne moiré, di gusto matissiano nel pieno senso del termine.
    La composizione è intenzionalmente un dialogo a distanza con Henri Matisse, del quale Fasan aveva studiato a fondo le nature morte degli anni Venti — in particolare le serie nizzarde con tavoli striati, stoffe arabescate e vasi di fiori su fondi decorativi sontuosi come Vaso di fiori (1924, MFA Boston), Natura morta sul tavolo (1925,Philadelphia Museum of Art), e i dipinti dell’appartamento di Place Charles-Félix — capolavori in cui il maestro francese dissolve la profondità spaziale in un arabesco di colori puri e piani contrapposti.
    L’Omaggio di Fasan ne riprende lo schema compositivo con padronanza e libertà inventiva proprie.La data segnata a matita sul fronte (942, ovvero 1942) e quella dell’etichetta al retro (1943) suggeriscono che l’opera sia stata avviata nel 1942 e portata a termine — o ritenuta definitiva— nell’anno seguente.

    Il pittore

    Antonio Fasan nacque a Padova il 12 maggio 1902 da Rodolfo e Amalia Lancerotti.
    Dopo aver conseguito la licenza commerciale, lavorò presso il panificio del padre in piazza della Frutta a Padova, dovetrascorse buona parte della sua vita. Nei ritagli di tempo cominciò a dipingerei primi acquerelli, a studiare l’arte veneta e a raccogliere le monografie deimaestri francesi del Settecento e dell’Ottocento. Fu intorno al 1926, grazie agli amici artisti conosciuti alla sala bianca del caffè Pedrocchi (A. Morato, A. Dal Prà, G.Dandolo e D. Lazzaro) e all’incontro con R. M. Mazzacurati, che Fasan cominciò a dedicarsi seriamente alla pittura, sviluppando un colorismo tenue e vibrante e un gusto per le forme solide e piene, per le cromie accese e morbide.
    Amato e collezionato in vita da spiriti quali Giò Ponti e De Pisis, Fasan è da tutti descritto come un fanciullo speculativo che appare tra le farine del forno: durante il Ventennio trascorse i suoi anni inventandosi colori domenicali, fiduciosi e antifascisti, «saturando i colori più pii, puerili e sereni per inventare la pace in tempi di guerra».
    All’inizio degli anni Quaranta la sua pittura raggiunse esiti importanti: insieme con Campigli, De Pisis, Ferrazzi, Funi, Martini, Ponti, Saetti e Severini nel 1941 fu chiamato a decorare l’Università di Padova. Nel 1941 espose per la prima volta alla galleria Gian Ferrari di Milano, l’anno dopo alla I Mostra nazionale d’arte di Verona, nel 1943 partecipò al Premio Bergamo e nel 1944 tenne due importanti personali alla galleria Il Cavallino di Venezia e alla galleria Le Tre Venezie di Padova.
    La serie di ritratti, paesaggi e nature morte di questo periodo richiamano in parte la pittura di Matisse degli anni Venti; il nostro Omaggio a Matisse del 1943 è indiscutibilmente una delle opere più rappresentative di questa stagione.
    Morì a Padova il 26 novembre 1985.
    Nel 1982, in occasione dell’importante antologica al Palazzo della Ragione di Padova, ricevette la medaglia con il sigillo della città.

    Note

    Sul verso della tavola è presente un secondo dipinto autografo, firmato e datato Fasan 937 (1937), raffigurante un grande casolare, testimonianza di una prassi comune nella pittura del primoNovecento di riutilizzare supporti già impiegati. Il numero 25 visibile in alto a sinistra è probabilmente un numero di catalogazione o di mostra.