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La fornace Orsoni: l’ultima fornace attiva nel centro storico di Venezia

    Cammini per le strette calli del ghetto ebraico veneziano nel sestiere di Cannaregio, lontano dai percorsi turistici, e a un certo punto incontri un lungo giardino recintato.

    Dentro, disposti su mensole all’aperto, ci sono decine di contenitori colmi di un vetro colorato che brilla anche sotto un cielo grigio veneziano.

    Sono i crogioli della Fornace Orsoni, l’ultima fornace ancora attiva nel centro storico di Venezia e quando li vedi per la prima volta capisci subito che stai guardando qualcosa di raro.

    Non una ricostruzione, non un museo: una fornace viva, che lavora ancora oggi con le stesse tecniche del passato per produrre i mosaici più preziosi del mondo.

    Venezia ha molti posti poco conosciuti e straordinariamente belli , ma questo è decisamente uno dei più sorprendenti.

    Basta varcare l’ingresso per rimanere catturati dalla magia di un luogo dove il tempo sembra essersi fermato.

    La fornace con abili maestri vetrai al lavoro, il fuoco, i crogioli colorati, le tagliatrici delle tessere durante il loro lavoro ritmico, ogni dettaglio rivela un piccolo pezzo di quell’affascinante mondo caratterizzato dalla lavorazione del vetro e dalla creazione artigianale dei mosaici.

    La fornace Orsoni utilizza gli stessi metodi dal 1888 per produrre mosaici in foglia d’oro 24K, oro colorato e smalti veneziani in più di 3.500 tonalità.

    Venezia, il fuoco e l’editto che cambiò tutto

    Per capire perché una fornace nel centro storico di Venezia sia qualcosa di straordinario, bisogna fare un passo indietro di quasi settecento anni.

    Nell’anno 982 compare per la prima volta in un documento veneziano la figura di un vetraio nella città lagunare: è il certificato di nascita ufficiale dell’industria del vetro a Venezia.

    Nei secoli successivi le fornaci si moltiplicarono, fino a diventare una delle industrie più fiorenti della Serenissima.

    Il problema era il fuoco.

    Gli incendi causati dalle fornaci minacciavano continuamente la città costruita su legno e pietra, e nel 1291 il Doge Pietro Gradenigo firmò l’editto che impose lo spostamento di tutte le fornaci sull’isola di Murano.

    Tutte tranne una, che oggi si chiama Orsoni.

    Angelo Orsoni e la nascita di una leggenda

    Le origini della fornace risalgono all’artigiano-artista Giandomenico Facchina, che prima di trasferirsi in Francia decise di lasciare la propria bottega al suo allievo Angelo Orsoni.

    Fu proprio Orsoni a trasformare quella piccola attività in qualcosa di unico al mondo.

    La svolta arrivò all’Esposizione Universale di Parigi, dove Orsoni portò con sé un pannello composto da tremila tessere di mosaico colorato per mostrare le capacità del laboratorio veneziano.

    Il pannello fu notato da Salvador Dalì, che rimase colpito dalla fattura e dal valore artistico dei mosaici al punto da ordinare da quel momento i materiali dalla fornace veneziana.

    La fornace fu poi tramandata di padre in figlio fino ai giorni nostri, stabilendosi nella sede attuale in Corte dei Vedei, nei pressi del Canale di Cannaregio.

    All’inizio del Novecento l’organico contava già dodici persone: quattro uomini al lavoro nelle fornaci e otto donne al taglio delle tessere.

    L’innovazione: la “macchina dell’oro”

    Nel corso del Novecento la fornace non si limitò a conservare la tradizione, ma la portò avanti con innovazioni precise.

    La più importante fu la “macchina dell’oro”: un sistema meccanico ideato per produrre le tessere dorate, formate da due strati di vetro tra cui viene inserita una sottilissima foglia d’oro 24 carati.

    A seconda dello spessore del vetro che racchiude la foglia, il colore del dorato cambia in modo impercettibile ma visibile, dando origine alle decine di varianti di oro che Orsoni produce ancora oggi.

    Tra queste, le più celebri sono l'”oro antico” e l'”oro San Marco”, richiestissimi per i restauri delle basiliche e dei monumenti storici di tutto il mondo.

    La meccanizzazione permise anche di velocizzare la produzione e migliorare le condizioni di sicurezza degli operai, senza rinunciare alla cura artigianale che distingue ogni tessera.

    Se vuoi capire nel dettaglio come viene lavorata la foglia d’oro a Venezia, ho dedicato un articolo intero a questa tecnica straordinaria.

    Le tappe fondamentali

    1291

    L’editto del Doge

    Il Doge ordina lo spostamento di tutte le fornaci a Murano. Una sola rimane nel centro storico.

    1888

    Angelo Orsoni fonda la fornace

    L’allievo di Giandomenico Facchina eredita la bottega e la trasforma. Nasce la fornace Orsoni come la conosciamo oggi.

    1900 ca.

    L’Esposizione di Parigi

    Un pannello di tremila tessere conquista l’attenzione internazionale. Orsoni entra nel circuito delle grandi commissioni mondiali.

    Inizio ‘900

    Nuova sede in Corte dei Vedei

    L’azienda si trasferisce nell’attuale sede a Cannaregio 1045. L’organico conta già 12 lavoratori.

    XX secolo

    La “macchina dell’oro”

    L’innovazione più importante: un sistema meccanico per produrre tessere dorate con foglia d’oro 24K. Nascono “oro antico” e “oro San Marco”.

    Oggi

    3.500 tonalità, 12.000 m² l’anno

    La fornace produce ogni anno tra i 10.000 e i 12.000 metri quadri di tessere e smalti, distribuiti in tutto il mondo.

    Le opere nel mondo: da Venezia a Bangkok

    Orsoni non è solo la storia di una fornace veneziana: è la storia di un materiale che ha rivestito alcuni dei monumenti più celebri del pianeta.

    Gli smalti veneziani e le tessere dorate di Orsoni si trovano oggi su superfici che milioni di persone ammirano ogni anno, spesso senza sapere che quella luce particolare viene da un laboratorio nel Cannaregio.

    🇮🇹 Italia

    Basilica di San Marco · Venezia
    Galleria Vittorio Emanuele II · Milano
    Altare della Patria · Roma

    🇫🇷 Francia

    Basilica del Sacré-Cœur · Parigi
    Trocadéro · Parigi
    Hôtel de Ville · Parigi
    Notre-Dame de la Garde · Marsiglia

    🌍 Resto del mondo

    Saint Paul’s Cathedral · Londra
    Grande Palazzo Reale · Bangkok
    Palazzi reali · Arabia Saudita

    Ogni cantiere di restauro o nuova costruzione che richiede mosaici di altissima qualità deve fare i conti con un dato semplice: non esistono molti altri posti al mondo dove si produce ancora questo tipo di materiale con questa continuità e questa varietà di tonalità.

    La Biblioteca del Colore

    Il pittore Virgilio Guidi, che era solito frequentare il laboratorio insieme all’architetto Carlo Scarpa, chiamò questo luogo la Biblioteca del Colore.

    Il nome è perfetto.

    Immagina ampie mensole di legno su cui sono disposti in ordine rigoroso 3.500 campioni di vetro colorato, ciascuno catalogato con precisione quasi scientifica.

    Ci sono i rossi imperiali, quelli che il Medioevo chiamava “scarlatto di Venezia”.

    Ci sono le infinite sfumature di blu, dal cobalto profondo al celeste quasi latteo.

    Ci sono più di un centinaio di varianti del rosa dell’incarnato umano, perché i mosaici ritrattistici richiedono una gamma cromatica che nessun altro materiale sa offrire con questa precisione.

    E ci sono le trentadue varianti del preziosissimo “oro mosaico”, quello per cui Orsoni è conosciuta nel mondo intero.

    Ogni tonalità è il risultato di anni di ricerca: la chimica dei minerali coloranti, la temperatura di fusione, lo spessore del vetro, la luce che si propaga attraverso il materiale.

    È un archivio visivo che non ha equivalenti al mondo.

    Cosa si produce oggi: smalti e tessere dorate

    La produzione attuale di Orsoni si divide in due grandi famiglie.

    Gli “smalti” sono piastrelle di vetro opaco in oltre 3.500 tonalità, pensate per superfici piane come pareti, pavimenti e rivestimenti architettonici.

    Gli “ori” sono invece le tessere con foglia d’oro 24 carati, prodotte con la tecnica della “macchina dell’oro” e disponibili in decine di varianti a seconda dello spessore del vetro.

    Tra i 10.000 e i 12.000 metri quadri di materiale escono dalla fornace ogni anno, destinati a cantieri di restauro e nuove costruzioni in tutto il mondo.

    Per capire come viene prodotto il vetro veneziano dalle materie prime fino al manufatto finito, puoi leggere l’articolo su le materie prime e le tecniche del vetro di Murano, oppure scoprire come nasce un oggetto in vetro di Murano dalla lavorazione artigianale alla forma finale.

    Orsoni porta avanti la stessa tradizione vetraria che ha reso Venezia e il suo antiquariato un riferimento mondiale nel campo dell’arte e della manifattura d’eccellenza.

    Come visitare la Fornace Orsoni

    La fornace si trova in Cannaregio 1045, in Corte dei Vedei, ed è facilmente raggiungibile a piedi dalla stazione ferroviaria di Venezia Santa Lucia e dal terminal degli autobus di Piazzale Roma.

    L’ingresso è gratuito il primo e l’ultimo mercoledì del mese, escluse le festività pubbliche.

    Le visite sono solo su prenotazione, con un massimo di venti persone per turno.

    Per prenotare e verificare le date disponibili, consulta il sito ufficiale orsoni.com.

    È uno di quei posti di Venezia che quasi nessun turista conosce, ma che chi ama davvero l’arte e l’artigianato veneziano non dovrebbe perdere.

    Zogia Arte e Antiquariato · Venezia

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