Vai al contenuto
Home » Articoli » Il Mosè di Michelangelo. Perchè ha le corna?

Il Mosè di Michelangelo. Perchè ha le corna?

    Quando entri nella Basilica di San Pietro in Vincoli, a Roma, e i tuoi occhi si abituano alla penombra, lo vedi: Mosè ti fissa con uno sguardo che sembra attraversarti.

    La statua è enorme, il marmo ha quasi cinque secoli, eppure quella figura emana una vitalità inquietante, come se da un momento all’altro potesse alzarsi. Poi noti le corna.

    Il Mosè con le corna di Michelangelo
    Il Mosè di Michelangelo

    La tomba che non doveva essere quella

    La storia del Mosè comincia nel 1505, quando Papa Giulio II, il 216° pontefice della storia, commissiona a Michelangelo Buonarroti il suo monumento funebre.

    Giulio II non è un uomo di mezze misure: è lo stesso papa che fonderà i Musei Vaticani, che finanzierà la ricostruzione della Basilica di San Pietro, che passerà alla storia come “il Papa guerriero” per le sue campagne militari in Italia.

    Il progetto che affida a Michelangelo è all’altezza del personaggio: un mausoleo con oltre quaranta statue su tre livelli, il monumento funebre più grandioso mai concepito per un cristiano dai tempi dell’antichità.

    Poi qualcosa cambia.

    Nel 1508 Giulio II chiede a Michelangelo di interrompere i lavori per dipingere la volta della Cappella Sistina, quella che diventerà il suo capolavoro pittorico.

    Da quel momento inizia quella che Michelangelo stesso chiamerà “la tragedia della tomba”: quarant’anni di rinvii, contratti ridimensionati, compromessi che lo tormentano come una ferita aperta.

    Quarant’anni di rinvii: la storia in cinque tappe

    1505 — Il progetto colossale

    Michelangelo riceve l’incarico di Papa Giulio II: un mausoleo a tre livelli con oltre quaranta statue, pensato per essere collocato al centro della Basilica di San Pietro. Per due anni Michelangelo si dedica interamente al progetto, acquistando marmo a Carrara e iniziando i bozzetti. È il lavoro della sua vita, ne è convinto.

    1508 — La Sistina interrompe tutto

    Giulio II impone a Michelangelo di abbandonare la tomba per dipingere la volta della Cappella Sistina. Michelangelo protesta, si considera scultore, non pittore. Obbedisce, ma non dimentica. Per quattro anni il mausoleo rimane in sospeso, mentre nascono Adamo, Dio, le Sibille.

    1513 — Muore Giulio II: il progetto si riduce

    Con la morte del papa, i suoi eredi negoziano un nuovo contratto: le statue scendono da quaranta a ventotto, il mausoleo perde uno dei tre livelli. Michelangelo scolpisce in questi anni il Mosè e i due Prigioni oggi al Louvre, tra le opere più intense del suo catalogo. Ma la tomba non è ancora finita.

    1532 — Nuovo accordo, progetto dimezzato ancora

    Un nuovo contratto riduce ulteriormente l’ambizione: sei statue, il monumento addossato a una parete della chiesa invece di essere isolato. Michelangelo è lacerato tra la tomba e la Cappella Medicea a Firenze, e i Medici non hanno meno pretese di Giulio II.

    1545 — Il compromesso definitivo

    Il monumento viene finalmente completato nella Basilica di San Pietro in Vincoli con sole sette statue, di cui solo tre di mano di Michelangelo. Il progetto originale è ridotto a un decimo di ciò che doveva essere. Il biografo Giorgio Vasari scrive, per consolare il maestro: “questa sola statua è bastante a far onore alla sepoltura di Papa Giulio II”. Michelangelo non si consola.

    Perché il Mosè di Michelangelo ha le corna?

    Osservando la statua, il primo dettaglio che colpisce lo spettatore ignaro è quello: due piccole protuberanze che spuntano dalla fronte di Mosè, come corna.

    Nessun’altra rappresentazione del profeta nell’arte italiana del Rinascimento presenta questo elemento, eppure Michelangelo lo inserisce deliberatamente.

    La spiegazione è in un errore di traduzione che risale a oltre mille anni prima.

    La Vulgata e San Girolamo

    Nel progettare la scultura, Michelangelo si basa sulla Vulgata, la versione latina della Bibbia tradotta dal greco e dall’ebraico da Sofronio Eusebio Girolamo, vissuto tra la fine del IV e gli inizi del V secolo.

    La Vulgata è il testo biblico ufficiale della Chiesa cattolica per quasi tutto il Medioevo, e Michelangelo, figlio del suo tempo, ne conosce bene i contenuti.

    Nel racconto dell’Esodo, San Girolamo descrive Mosè che scende dal monte Sinai dopo quaranta giorni portando sul capo delle corna.

    Come mai? La risposta sta nelle consonanti ebraiche.

    Il segreto delle consonanti K–R–N

    L’ebraico antico è una lingua consonantica: le vocali non vengono scritte, e spetta al lettore aggiungere la corretta vocalizzazione in base al contesto.

    Il testo biblico originale usa le consonanti K–R–N, che possono essere lette in due modi completamente diversi.

    ☀️ K–R–N letto come Karan — Raggi di luce

    Questa è la lettura corretta secondo la maggior parte degli studiosi moderni. Il testo originale descrive Mosè che scende dal Sinai con il volto che irradia luce, trasfigurato dall’incontro con Dio. La stessa immagine è usata nella Cappella Sistina, dove Michelangelo stesso raffigura Mosè con raggi luminosi intorno alla testa.

    🐂 K–R–N letto come Keren — Corna

    Questa è la scelta di San Girolamo. Secondo alcuni studiosi, il traduttore preferisce la lettura più concreta e materiale, forse ritenendo che solo Cristo possa irradiare luce propria. La sua traduzione nella Vulgata rimarrà canonica per secoli, influenzando pittori e scultori in tutta Europa.

    San Girolamo, forse per una riserva teologica, forse per un’errata lettura del contesto, sceglie “corna” al posto di “raggi di luce”.

    La sua traduzione diventa canone per la Chiesa d’Occidente, e da quel momento in poi Mosè viene spesso rappresentato con le corna nell’arte medievale e rinascimentale.

    Michelangelo conosce entrambe le tradizioni: nella Cappella Sistina ha già dipinto Mosè con i raggi di luce intorno alla testa, seguendo l’interpretazione più letterale del testo originale.

    Eppure per la tomba di Giulio II sceglie di seguire San Girolamo, le corna, la Vulgata.

    È una scelta consapevole, non un errore: Michelangelo vuole che la statua parli il linguaggio iconografico che il suo committente e i fedeli del tempo riconoscono immediatamente.

    Tre dettagli da non perdere davanti alla statua

    Quando visiti la Basilica di San Pietro in Vincoli, portati abbastanza tempo per osservare il Mosè da vicino.

    Ci sono tre elementi che meritano attenzione particolare.

    Lo sguardo

    Michelangelo era noto per quella che i contemporanei chiamavano terribilità: una qualità dell’espressione artistica che trasmette forza sovrumana, grandiosità inquietante, potenza quasi minacciosa.

    Lo sguardo del Mosè è l’esempio più compiuto di questa caratteristica: la testa è girata di lato, le sopracciglia contratte, gli occhi che sembrano fissare qualcosa oltre il campo visivo dello spettatore.

    Alcuni studiosi ritengono che Michelangelo lo abbia concepito nell’attimo in cui Mosè scorge il popolo d’Israele che adora il vitello d’oro, il momento prima che la collera esploda.

    Quella tensione sospesa, quell’istante prima dell’azione, è uno dei grandi segreti della statua.

    Le Tavole della Legge

    Mosè stringe sotto il braccio destro le Tavole della Legge, quasi con noncuranza, come un libro che si porta sotto l’ascella.

    È un dettaglio anatomicamente improbabile, ma narrativamente potentissimo: le tavole non sono un simbolo che il profeta esibisce con orgoglio, sono qualcosa che lui porta con la disinvoltura di chi ha appena parlato con Dio.

    Il segno sul ginocchio destro

    Osservando con attenzione il ginocchio destro della statua, puoi notare una piccola incisione verticale nel marmo.

    Da dove viene?

    È il segno che ci porta alla storia più bella, e forse apocrifia, di tutta la vicenda.

    La leggenda del martello: “Perché non parli?”

    Giorgio Vasari (1511–1574), pittore, architetto e il primo grande storico dell’arte italiana, ci ha lasciato nelle sue Vite de’ più eccellenti pittori, scultori e architettori una delle leggende più belle della storia dell’arte.

    Secondo Vasari, quando Michelangelo terminò il Mosè rimase a lungo a fissare la statua.

    Il marmo era così vivo, così reale, così straordinariamente presente, che l’artista fu colto da un impeto misto di meraviglia e frustrazione.

    Prese il martello, lo scagliò contro il ginocchio della statua e urlò: “Perché non parli?” Il colpo avrebbe lasciato quella piccola incisione che ancora oggi si vede sul marmo.

    La storia è probabilmente leggendaria, ma dice qualcosa di vero sul rapporto che Michelangelo aveva con la materia e con la perfezione.

    Tutta la sua vita artistica è un tentativo di dare vita alla pietra, di liberare le figure che, secondo lui, erano già presenti nel blocco di marmo e attendevano solo di essere liberate dallo scalpello.

    Con il Mosè, forse, ci era riuscito così bene da non riuscirsi a credere.

    “Questa sola statua è bastante a far onore alla sepoltura di Papa Giulio II.” — Giorgio Vasari, Le vite de’ più eccellenti pittori, scultori e architetti

    Il Mosè, Michelangelo e gli altri capolavori senza segreti svelati

    Il Mosè condivide con altre opere immortali di Michelangelo un’identità doppia: grandioso in superficie, ricco di enigmi appena si scava un poco.

    Se ti ha incuriosito questo racconto, ti consiglio di leggere anche l’analisi che ho scritto sul David di Michelangelo e il perché testa e mani sembrano troppo grandi: un’altra scelta deliberata dello scultore che, da lontano, nasconde una precisa intenzione visiva.

    Il Rinascimento italiano è pieno di questi livelli di lettura sovrapposti, e la storia dell’arte è l’arte di saperli vedere. Per restare nel solco dei grandi misteri dell’arte italiana, vale la pena rileggere anche la storia della Gioconda e dei suoi segreti non ancora del tutto risolti, o seguire la traiettoria più oscura e contemporanea di Caravaggio, il genio ribelle che ha stravolto la pittura italiana.

    Ami l’arte italiana? Scopri la nostra selezione

    Nella galleria di Zogia trovi dipinti antichi, sculture, oggetti d’arte e pezzi da collezione accuratamente selezionati. Ogni opera è accompagnata da scheda dettagliata con provenienza, epoca e stato di conservazione.

    Visita la galleria →
    Scrivi una mail
    Chiama ora