Nella Basilica di San Pietro in Vincoli, a Roma, si trova la tomba di papa Giulio II, il 216º papa della Chiesa cattolica, noto come “il Papa guerriero” o “il Papa terribile”, a cui è conferita la fondazione dei Musei Vaticani.
Il mausoleo fu opera di Michelangelo Buonarroti, che venne incaricato dal papa stesso di costruire il suo monumento sepolcrare nel 1505, ma i lavori ebbero inizio solamente nel 1544.
Il progetto originale del 1505 era colossale: prevedeva oltre quaranta statue, ma la versione definitiva del 1545 ne contò solo sette.
Di queste, solo tre furono realizzate da Michelangelo e una soltanto, il Mosè, fu considerata davvero degna del suo nome.
Lo stallo artistico tra il primo progetto e quello definitivo causò allo scultore un forte senso di insoddisfazione ed irrequietezza.
Tuttavia, al termine dei lavori, Michelangelo riconobbe il valore dell’opera, tanto che il suo biografo scrisse: “questa sola statua è bastante a far onore alla sepoltura di Papa Giulio II”.

Perché il Mosè di Michelangelo ha le corna?
Osservando la statua si può scorgere Mosè con lo sguardo severo mentre stringe sotto il braccio destro le Tavole della Legge.
Un dettaglio però colpisce lo spettatore: contrariamente a tutte le altre rappresentazioni in questa statua il Mosè ha le corna.
Perché questa scelta iconografica?
La spiegazione risiede in un errore di traduzione.
Progettando la scultura, Michelangelo si basò sulla “Vulgata”, la versione latina della Bibbia tradotta dal greco e dall’ebraico da Sofronio Eusebio Girolamo, tra la fine del IV e gli inizi del V secolo.
Nel testo Girolamo narra che Mosè dopo quaranta giorni discese dal Sinai tornando alla sua gente portando sul capo le corna.
Per quale motivo scrisse che aveva le corna?
L’equivoco nasce dalle consonanti ebraiche KRN:
- Karan significa “raggi di luce”.
- Keren significa “corna”.
Le parole “Karan” (raggi) e “Keren” (corna) nella Bibbia in lingua ebraica sono costituite dalle sole consonanti KRN.
E’ il lettore in questo caso che deve interpretare il giusto significato.
San Girolamo, forse temendo che solo Cristo potesse splendere di luce propria, scelse la traduzione più letterale e materiale decidendo di descrivere Mosè con due corna sulla testa.
Nonostante Michelangelo conoscesse le raffigurazioni del Mosè con i raggi di luce, come quelle nella Cappella Sistina, decise di attenersi alla versione testuale di San Girolamo scolpendo il suo Mosè con le corna.
La leggenda del martello: “Perché non parli?”
C’è un ultimo segreto custodito nel marmo.
Osservando il ginocchio destro della statua, si può notare una piccola incisione verticale.
Secondo Giorgio Vasari (1511-1574), famoso pittore, architetto e storico dell’arte itaiano che scrisse “Le vite de’ più eccellenti pittori, scultori e architetti”, quell’incisione sarebbe il risultato di un impeto d’ira e meraviglia dell’artista.
Si racconta che Michelangelo, estasiato dal realismo estremo del suo capolavoro, gli avrebbe lanciato contro il martello urlando: “Perché non parli?”, quasi a voler dare l’anima a una pietra che sembrava già respirare.