Gli strumenti di studio sempre più avanzati hanno permesso di scorgere messaggi ed intenzioni nascoste dagli artisti durante la creazione delle loro opere d’arte. Altre volte hanno permesso di aggiungere uno o più tasselli nella storia dell’opera. I casi più eclatanti sono individuabili in opere antiche, oggetto di continue analisi che hanno messo in luce aspetti che molti potrebbero non conoscere ancora.
L’ultima cena di Leonardo (1498)
Se tracciassimo una linea per unire la posizione delle mani dei discepoli e del pane che si trova sulla tavola dell’illustre opera, sì verrebbe a creare un insieme di linee che potrebbe essere sovrapposto al pentagramma su cui ogni elemento corrisponde ad una nota. Leonardo da Vinci era anche un musicista ed è possibile che avesse inserito un’armonia nascosta nell’opera che dovrebbe essere letta da destra a sinistra, il senso in cui spesso scriveva l’illustre genio.
La creazione di Adamo di Michelangelo (1511)
La celeberrima opera rappresenta Dio che, dopo avergli creato il corpo, infonde la vita ad Adamo. Durante la creazione dell’uomo, Dio è raffigurato mentre viene sostenuto da alcune figure, circondate da un drappo rosso. Nel 1990, venne notato che la forma del tessuto assomiglia molto a quella di una sezione di cervello, da cui pende una sciarpa che assomiglia alla propaggine del midollo spinale. Dal momento che Michelangelo aveva studiato anatomia, è stato ipotizzato che volesse infondere all’opera l’idea che Dio avesse creato gli uomini con un corpo umano ma anche con uno sprazzo di intelligenza divina.
I proverbi fiamminghi di Bruegel il Vecchio (1559)
La scena sembra rappresentare contadini intenti a svolgere le loro azioni quotidiane e quanto viene illustrato appare poco inerente al titolo dell’opera. Gli studi hanno invece evidenziato che quest’ultima rappresenta, senza soluzione di continuità, oltre cento modi di dire dell’epoca. Ad esempio, l’uomo che defeca sulla forca simboleggia chi non si arrende di fronte alla possibilità di incombere in una possibile punizione. L’uomo che afferra l’anguilla per la coda, invece, simboleggia chi intraprende un’impresa sfortunata. Quindi, è emerso come quella che parrebbe una scena di socialità condivisa, sia invece un fermo immagine di significati attinti dalla saggezza popolare.
L’aumento di precisione nelle tecniche e nelle strumentazioni di studio ha permesso di venire a conoscenza di particolari ulteriormente approfonditi sulla storia di opere d’arte.
Gli ulivi di Vincent van Gogh (1889)
Durante il periodo di realizzazione dell’opera, Vincent van Gogh era ricoverato in ospedale psichiatrico. Nonostante la delicatezza della situazione, fu autorizzato a dipingere all’aperto. Nel 2017, un esame più approfondito, prima non disponibile tra il ventaglio delle analisi eseguibili dagli studiosi, ha evidenziato come parte di una testa, di una zampa e del corpo di una cavalletta siano rimasti invisibilmente imprigionati in uno della serie di 15 dipinti realizzati tra il tra giugno e dicembre del 1889.
Il busto di Vespasiano del I sec. d.C.
Le sculture marmoree erano piuttosto costose, quindi, quando un imperatore moriva si tendeva a recuperare il più possibile il materiale marmoreo di busti e statue di imperatori che lo avevano preceduto. Nel 68 d.C. Nerone si suicidò e gli fece seguito l’imperatore Vespasiano. I busti che lo ritraevano, però, avevano le orecchie molto sporgenti, caratteristica che era spiccatamente stata evidenziata in Nerone. Viene quindi spontaneo capire le origini della provenienza dei busti di Vespasiano.





