Pronunciando la parola manichino, la stragrande maggioranza di noi visualizza mentalmente sagome in plastica in vetrine e negozi di abbigliamento.
È normale perché questo è l’ambito più diffuso dell’uso moderno del manichino, assieme a quello medicale e per la sicurezza stradale (vedi crash test).
Origini artistiche: il manichino nel Medioevo e Rinascimento
Ma quella dei manichini è una storia molto più lunga ed interessante che affonda le sue radici in ambito artistico, addirittura medievale e rinascimentale.
I primi manichini risalgono al XV secolo quando venivano usati come modelli per artisti aiutandoli nello studio e riproduzione di figure umane e panneggi.
Quindi le loro origini si trovano in ambito artistico.
Quello, ad esempio, sartoriale venne solo in un secondo momento.
Rimane dubbia l’origine del termine che potrebbe essere di derivazione olandese, manneken (piccolo uomo), o francese manne che significa cesta, riferendosi, quindi, alla tendenza a realizzare manichini utilizzando vimini.
Fra Bartolomeo e i manichini snodabili
Emblematico è il pittore toscano Fra Bartolomeo, conosciuto anche come Baccio Della Porta, che utilizzò fantocci dalle sembianze umane realizzati in legno snodato e collegati da incastri o in stoppa e ferro dolce per riprodurre graficamente, appunto, figure umane e vesti drappeggiate.

Realizzare manichini in legno con giunti snodabili fu un modo molto efficace per aiutare l’artista nel riprodurre corpi umani in movimento e con le giuste proporzioni anatomiche.
Potevano essere vestiti e svestiti a piacimento in base al soggetto da rappresentare.
È chiaro, quindi, che i manichini stessi venissero realizzati da abili artisti in grado di lavorare prodigiosamente prevalentemente il legno.
Il Neoclassicismo: l’epoca d’oro del manichino artistico
Epoca d’oro per lo sviluppo di manichini con finalità artistiche fu il Neoclassicismo (metà XVIII secolo-inizio XIX secolo) quando ogni artista ne aveva almeno uno nel suo laboratorio come modello per riprodurre in maniera più precisa possibile la figura umana, le sue movenze e le sue proporzioni.
Divennero fondamentali anche in ambito accademico e scolastico dove venivano molto utilizzati da artisti navigati così come da studenti.
Manichini liturgici: arte e devozione
Un uso parallelo di manichini, in gesso o con anima in legno rivestita di gesso, veniva fatto in ambito liturgico quando durante funzioni religiose un manichino veniva vestito con abiti significativi e funzionali a processioni e rituali liturgici devozionali.
Il Novecento: il manichino protagonista
Il 1900 vide una vera e propria rivoluzione del manichino che da elemento di studio per la realizzazione dell’opera d’arte ne divenne protagonista.
Basta vedere il cosiddetto “periodo ferrarese” di Giorgio De Chirico, periodo che va dal 1915 al 1918, in cui realizzò Il trovatore (1917), Ettore e Andromaca (1917) e Le Muse inquietanti (1918).
Ma nella sua produzione artistica furono ancora più determinanti gli anni che trascorse a New York, tra il 1935 ed il 1938, in cui ebbe la possibilità di osservare lo sfarzo dei negozi e delle vetrine, soprattutto della 57ª strada dove fantocci e manichini erano vestiti di tutto punto per esaltare le realizzazioni sartoriali delle grandi firme.
«Nelle vie di Nuova York predominano le vetrine» scriveva De Chirico «c’è il senso dell’esposizione ovunque: nelle vetrine di Nuova York si svolge giornalmente tutta la storia dell’umanità. Ho visto vetrine di grandi negozi della 57ª strada in cui erano manichini raffiguranti donne eleganti sedute in mezzo ad una specie di ricostruzione antologica dei miei quadri con cavalli antichi, frammenti di colonne, tempi, portici e prospettive. Gli americani hanno il culto della vetrina, della cosa esposta».

Roma, Museo Carlo Bilotti Aranciera di Villa Borghese
Il manichino nell’arte contemporanea
La consacrazione del manichino ad oggetto d’arte si deve ad alcune correnti contemporanee come quella di Remo Bianco che realizza le sue opere come strumenti di riflessione su cose che lui definisce “elementari della vita” quali i problemi esistenziali della natura umana.
Nell’arte di Bianco la staticità del manichino e la sua assenza di vita incarnano i momenti di maggiore drammaticità della vita.
Provocazione e censura: i manichini di Maurizio Cattelan
In tempi molto più recenti un ruolo molto irriverente è ricoperto dai manichini di Maurizio Cattelan che vede come il frutto di un’allucinazione collettiva.
Molto scalpore fece l’opera Untitled del 2004 realizzata in Piazza XXIV Maggio a Milano, dove tre manichini di bambini a grandezza naturale sono stati appesi con una corda all’albero più antico della città andando a ricoprire sempre più il concetto di censura.
Conclusione: un oggetto, molte vite
In questo breve excursus sulla genesi e sullo sviluppo del manichino si evince nel corso del tempo quanto impattante sia stato il suo ruolo sia per lo sviluppo che per il contenuto artistico.




