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Christopher Ward C60 Trident Pro 600

    Se dovessi scegliere un solo orologio da indossare tutti i giorni, probabilmente sceglieresti un subacqueo.

    Non perché tu vada spesso a fare immersioni (quasi nessuno lo fa), ma perché un buon orologio subacqueo ha tutto quello che vuoi da un orologio quotidiano: robustezza, leggibilità, versatilità, un carattere preciso che funziona tanto con un maglione quanto con una giacca.

    Il problema è che i subacquei di riferimento del mercato, Rolex Submariner, Omega Seamaster Professional, Tudor Black Bay 58, costano rispettivamente intorno ai 9.000, 5.000 e 3.200 euro, e non sembrano inclini a scendere di prezzo nell’immediato futuro.

    Il Christopher Ward C60 Trident Pro 600 costa circa un decimo di un Submariner, ha 600 metri di resistenza all’acqua contro i 300 di Rolex e Omega, ed è costruito in Svizzera con un movimento collaudatissimo.

    L’ho acquistato, l’ho portato al polso, e questa è la mia recensione.

    Chi è Christopher Ward: tre inglesi contro la logistica svizzera

    Christopher Ward non è una manifattura centenaria con un fondatore del XVIII secolo a fare da scudo.

    È un brand britannico fondato nel 2004 da tre soci: Mike France, Peter Ellis e Christopher Ward, quest’ultimo un ex dirigente del settore pubblicitario londinese che aveva una sola ossessione, capire perché un orologio svizzero di qualità costasse cinque volte di più di quanto servisse per produrlo.

    La risposta era semplice: la catena distributiva tradizionale, con il suo sistema di agenti regionali, rivenditori autorizzati, showroom e margini sovrapposti, moltiplicava il prezzo di fabbrica in modo sistematico prima che l’orologio arrivasse al polso del consumatore finale.

    Christopher Ward ha deciso di tagliare tutta questa catena e di vendere esclusivamente online, direttamente dal sito, con spedizione dal magazzino di Maidenhead all’indirizzo del cliente in quarantotto ore.

    Il risultato è che un orologio che nella distribuzione tradizionale costerebbe tre o quattro volte di più viene venduto, con packaging curato e garanzia di cinque anni, intorno ai mille euro.

    Questo non è un microbrand nel senso tradizionale del termine: Christopher Ward ha investito negli anni in lavorazione propria, ha sviluppato calibri in-house (ne parlerò più avanti) e ha raggiunto dimensioni che la avvicinano più a un marchio consolidato che a uno startup orologiero.

    Il C60 Trident Pro 600: scheda tecnica

    Dati tecnici — C60 Trident Pro 600

    Diametro cassa: 40 mm (disponibile anche in 38 e 42 mm).

    Lug-to-lug: 47,46 mm.

    Spessore: 12,95 mm.

    Larghezza anse: 20 mm.

    Materiale cassa: acciaio inossidabile 316L, finitura satinata.

    Resistenza all’acqua: 600 metri (ISO 6425, certificato per immersioni professionali).

    Movimento: Sellita SW200-1, automatico, 28.800 vph (4 Hz), 26 rubini.

    Riserva di carica: 38 ore.

    Vetro: zaffiro con trattamento antiriflesso su entrambi i lati.

    Lume: Super-LumiNova su indici e lancette.

    Ghiera: unidirezionale a 120 scatti, ceramica/acciaio.

    Bracciale/cinturino: acciaio con chiusura a farfalla e microregolazione, oppure Cordura o gomma.

    Garanzia: 5 anni, con possibilità di estensione a 10 anni registrandosi sul sito Christopher Ward.

    Christopher Ward Trident C60

    Quello che funziona benissimo

    Parto dal dettaglio che mi ha convinto di più: la lancetta dei secondi.

    Ha un tridente nella parte corta e un piccolo cerchio nella parte lunga, e quando la guardi scorrere sul quadrante blu con gli indici applicati in Super-LumiNova intorno, è uno di quei rari casi in cui un dettaglio di design pensato per la funzione (identificazione immediata in immersione) diventa un elemento estetico che rende l’orologio riconoscibile a colpo d’occhio.

    La ghiera unidirezionale a 120 scatti ha un feedback preciso, leggermente rigido, esattamente come dovrebbe essere una ghiera da immersione: la rigidità non è un difetto, è la prova che non ruoterà accidentalmente mentre sei in acqua.

    Il bracciale in acciaio con chiusura a farfalla e microregolazione in cinque posizioni da mezzo millimetro risolve il problema classico degli orologi sportivi, che in inverno con la maglia sembrano stretti e in estate con il polso nudo sembrano larghi.

    Christopher Ward Trident C60

    Lo sgancio rapido alle anse, senza utensili, permette di passare da bracciale a cinturino in trenta secondi: utile se si ha la versione con il cinturino in Cordura o in gomma come alternativa.

    La finitura completamente satinata è una scelta precisa, coerente con la natura sportiva dell’orologio, e nasconde i graffi quotidiani molto meglio di una finitura lucidata.

    Il fondello chiuso porta al centro il tridente caratteristico del brand, la certificazione ISO e alcune specifiche tecniche: niente movimento a vista, ma non è il tipo di orologio che si porta al polso per guardare il calibro dal di sotto.

    L’unico appunto: il datario e il movimento terzo

    A voler essere precisi, c’è una cosa che non mi convince del tutto: il font dei numeri del datario a ore 3.

    Il contrasto bianco su nero è corretto, ma i caratteri sono abbastanza piccoli da risultare meno leggibili di quanto mi aspettassi su un orologio che, per tutto il resto, privilegia la chiarezza visiva.

    Christopher Ward Trident C60

    Non è un difetto grave, è una scelta estetica con cui non sono del tutto allineato.

    L’altra questione è più tecnica: il Sellita SW200-1 è un movimento eccellente, robusto, revisionabile da qualsiasi orologiaio nel mondo, con una frequenza di 28.800 vph (4 Hz) che offre un buon equilibrio tra precisione e durata.

    È essenzialmente lo stesso calibro che monta la maggioranza dei watch brand di fascia media nel mondo, da Tudor (che usa però l’ETA 2824-2 di origine, non il Sellita) a decine di altri marchi: una scelta sicura, non una scelta coraggiosa.

    Christopher Ward ha sviluppato un proprio calibro in-house, il Calibre SH21, con una riserva di carica straordinaria di 120 ore, che equipaggia alcune versioni premium della linea C60.

    La domanda legittima è: se il brand ha la capacità tecnica di costruire un calibro proprio, perché montare il SW200-1 sulla versione di punta della linea Trident invece di usarlo come standard?

    La risposta è probabilmente di costo e di volume: il SW200-1 permette di mantenere il prezzo intorno ai mille euro, mentre il Calibre SH21 sposta il costo verso l’alto in modo significativo.

    Se la riserva di carica di 38 ore non ti crea problemi pratici (e nella stragrande maggioranza dei casi non ne crea, se lo indossi regolarmente), il SW200-1 è tutto quello che serve.

    Per chi è il C60 Trident Pro 600

    È per chi vuole un subacqueo serio, costruito in Svizzera, con specifiche tecniche da orologio professionale, senza pagare il premium del nome storico o della rete distributiva tradizionale.

    È per chi porta un orologio tutti i giorni senza trattarlo come un oggetto da vetrina, chi entra ed esce dall’acqua, chi porta l’orologio anche in palestra o in bicicletta e non vuole preoccuparsi di cosa succede.

    Christopher Ward Trident C60

    Non è per il collezionista che cerca la storia di un calibro d’epoca, la complicazione rarissima o la manifattura con duecento anni di tradizione alle spalle.

    Non è per chi compra un orologio pensando alla rivalutazione nel tempo: i Christopher Ward sono orologi da indossare, non da conservare.

    Per il contesto tecnico su cosa distingue un orologio automatico come il C60 dai concorrenti al quarzo, l’articolo su quarzo, meccanico e automatico a confronto offre tutti i dettagli necessari per fare una scelta consapevole.

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