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Dino Buzzati, I Gatti Rabiosi – 1970

Dino Buzzati
(Belluno, 1906 – Milano, 1972)

I gatti rabiosi, 1970

Tecnica mista su carta, cm. 22×30

Entro cornice per complessivi cm. 48×58

Firmato e datato in basso a destra: “DINO BUZZATI 1970”

Al retro etichetta della Galleria d’Arte IL SOLE di Feltre

Il foglio è dominato da una pioggia di gatti rosa-fucsia che precipitano dal cielo a testa in giù, le zampe protese verso l’alto, i musi sbarrati in espressioni feroci.

Il cielo è reso con un’ampia campita di nero intenso da cui si dipartono lingue di inchiostro grigio, come stilattiti o ombre di fumo, che amplificano il senso di minaccia soprannaturale.

Al centro della composizione una figura umana — una suora con aureola dorata e abito marrone, le braccia allargate in gesto orante o protettivo — fronteggia l’invasione.

È l’unico elemento figurativo che si oppone alla furia felina: piccolo, solitario, ma carico di significato simbolico.

Due cartigli, rettangolare l’uno e ovale l’altro, recano le iscrizioni che forniscono la “cronaca” della vicenda.

Il cartiglio rettangolare al centro dell’opera riporta l’iscrizione che segue:
COME LA CITTÀ DI VICENZA
VENNE SALVATA DALLA PRIMA
INVASIONE DI GATTI RABIOSI
PIOVUTI DAL CIELO – 1752 –
PER GRAZIA RICEVUTA

Alla destra l’iscrizione recita:
IN MEMORIA
DI FRANGIPANE
ALVISE – VESCOVO
MORTO PER FEROCE
MORSO DI GATTO
RABIOSO –
ANNO 1749

Dino Buzzati (Belluno, 1906 – Milano, 1972) è stato scrittore, giornalista e pittore.

Formatosi in un ambiente culturale intriso di Espressionismo mitteleuropeo e Surrealismo, sviluppò un universo visivo del tutto personale, strettamente intrecciato alla sua produzione letteraria: lo stesso registro del fantastico, dell’ironia macabra e dell’allegoria morale che caratterizza romanzi come Il deserto dei Tartari (1940) o i racconti de La boutique del mistero pervade anche i suoi dipinti e disegni.

Negli anni Sessanta e Settanta Buzzati intensificò la propria attività pittorica, esponendo in mostre italiane e internazionali.

Ricorse sistematicamente alla tecnica della tempera e dell’acquerello su carta per realizzare opere di piccolo e medio formato, spesso accompagnate da didascalie o brevi testi scritti direttamente sul foglio — una pratica che dissolve il confine tra pittura e narrazione, tra immagine e racconto.

Il soggetto di quest’opera si inserisce in una serie di lavori degli ultimi anni della sua vita in cui Buzzati costruisce false cronache, ex-voto apocrifi e “memorie” di eventi mai accaduti, attingendo all’iconografia devozionale popolare — le tavolette votive, i cartigli delle chiese di campagna, le lapidi commemorative — per irridere con leggerezza la credulità, la burocrazia del sacro e l’assurdo della storia.

L’invenzione dei “gatti rabiosi piovuti dal cielo” su Vicenza nel 1752, la commemorazione del vescovo Frangipane Alvise morto per morso felino nel 1749, e la salvezza “per grazia ricevuta” compongono una cronaca pseudo-storica che rimanda al gusto grottesco e surreale della migliore tradizione buzzatiana.

La scelta del formato ridotto, la freschezza del segno, la vivacità cromatica del rosa-fucsia in contrasto con il nero della nube minacciosa, e il tono insieme solenne e beffardo delle iscrizioni rendono questo foglio un esempio particolarmente felice della duplice natura di Buzzati: artista colto e ironico al tempo stesso, capace di habitare con uguale disinvoltura il mondo dell’arte e quello della letteratura popolare.

Nella sezione di Zogia dedicata agli articoli potete trovare un ottimo scritto dell’amico Luigi Poggioli, esperto e collezionista dell’opera di Buzzati scrittore e pittore.