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Louise Vo Tan fa comparire i fantasmi dei gioielli rubati della Corona francese

    Il 19 ottobre 2025, nella Galerie d’Apollon del Louvre, sì è consumato quello che, ad oggi, è considerato il furto del secolo: un gruppo di ladri, in maniera piuttosto indisturbata, sono riusciti ad entrare nella prestigiosa galleria e rubare 8 pezzi della Corona francese per il valore complessivo di 88 milioni di euro circa. Com’è diventato poi di dominio pubblico, durante la fuga i malviventi hanno perso la Corona d’Eugenie che è stata recuperata parzialmente danneggiata, tornando utile per l’avvio delle indagini ed ancora sottoposta a restauro. L’eclatante furto ha aperto un caso internazionale sulla sicurezza del famoso museo parigino che ha dimostrato delle carenze importanti.

    Corona d’Eugenie, 1855

    Lo scorso 22 luglio 2026, la Galerie d’Apollon è stata riaperta al pubblico con una veste nuova ossia completamente vuota perché i gioielli rimasti sono stati depositati in un caveau di massima sicurezza all’interno della Banca Centrale. Ora la galleria è visitabile solo ed esclusivamente per ammirarne pavimenti, pareti e prestigiosi soffitti. La famosa galleria torna alla sua originaria funzione di salone di rappresentanza, così come era stata concepita da Luigi XIV, che è anche il soggetto principale di affreschi e stucchi.

    Nonostante gli arresti non si è ancora riusciti a recuperare la refurtiva e si teme che i preziosi siano stati velocemente smontati per poterne rivendere i singoli pezzi clandestinamente.

    Paradossalmente, ora che esiste la probabilità che i gioielli rubati non esistano più concretamente o che comunque non sono più fisicamente tangibili, sono stati conosciuti molto più di quando erano a disposizione della visione di tutti. Ciò è dovuto al circolare delle loro immagini cioè di quanto di più inconsistente c’è di loro. Per una forma bizzarra della legge di Murphy quando il corpo c’era, non c’è stata la conoscenza, quando il corpo è venuto a mancare, la conoscenza è esplosa.

    Qualche settimana prima del misfatto l’artista francese Louise Vo Tan ha potuto filmare in solitaria i gioielli della Corona, diventando così l’ultima artista ad aver potuto osservare da vicino e concretamente i gioielli, percependone e registrandone gli aspetti più materici che li hanno resi tanto preziosi.

    L’esplodere dell’intangibile ed il venir meno del tangibile è alla base di Keep It Close, l’installazione con cui la Vo Tan porta le immagini dei gioielli dal Louvre di Parigi a La Sirène di Belle-Île-en-Mer, su un edificio ottocentesco di piccole dimensioni collocato sulla punta di Port Coton che sbuca sull’Atlantico. Ricorre un’altra contraddizione: da un luogo sontuoso e stabile ad un edificio molto più semplice e decisamente più fatiscente.

    Edificio ottocentesco di Keep It Close a La Sirène di Belle-Île-en-Mer

    Senza alcun intento documentaristico o di ricostruzione, le immagini sono riproposte con l’antica tecnica teatrale del Pepper’s Ghost con cui le immagini vengono riflesse su superfici trasparenti. Le immagini del diadema delle regine Marie-Amélie e Hortense e della corona dell’Imperatrice Eugénie possono essere osservate solo attraverso una piccola apertura dell’edificio e si configurano come apparizioni completamente prive di peso.

    Louise Vo Tan

    L’eccezionalità della condizione che genera l’installazione consiste nel valore del filmato che diventa documento che a sua volta precede ciò che gli darà valore. Le riprese assumono un valore che al momento della registrazione non era ancora immaginabile: la futura assenza del loro soggetto. Proprio per questo motivo le immagini della Vo Tan appaiono e scompaiono e non tornano del tutto: sono considerabili ricordi e simulacri nonché una promessa di un ritrovamento che potrebbe anche non avvenire mai. La loro straordinarietà, quindi, non risiede più nello splendore di pietre e manifattura ma da ciò che vediamo e che sappiamo ora di non poter raggiungere.

    L’installazione è visitabile fino al 23 agosto 2026.