Girolamo da Treviso: artista internazionale del XVI secolo

GIROLAMO da Treviso, il Giovane
Treviso, 1498 – Boulogne, 1544

Girolamo da Treviso, San Rocco

Artista poliedrico (praticò con alterna fortuna l’incisione, la pittura, la scultura e l’ingegneria bellica), sembra iniziare la propria attività nel mondo dell’editoria quando, nel 1515, Bernardino Benali richiese al Senato veneziano il privilegio di stampa per una xilografia raffigurante Susanna e i vecchioni, firmata col monogramma HRTV.

Questo segno, interpretabile come Hieronimus Tarvisius (o Trevisus), è molto simile a quelli che compaiono in un gruppo di dipinti oggi concordemente ricondotti a Girolamo: due piccole tele del Musée des beaux- arts di Rouen con Agar, l’angelo e Ismaele e la Benedizione di Giacobbe, la cosiddetta Nuda del Kunsthistorisches Museum di Vienna, la Venere dormiente della Galleria Borghese di Roma.

Queste opere giovanili – più le altre segnalate da Fiocco, Tempestini (1989) e Lucco (1999), tra le quali meritano menzione almeno la Presentazione di Cristo al tempio della parrocchiale di Ca’ Morosini (Padova) e il Cristo al limbo della Alte Pinakothek di Monaco – mostrano una cultura figurativa ancora legata all’umanesimo trevigiano, rinvigorito dalla presenza di Lorenzo Lotto e di Pier Maria Pennacchi, ma anche aggiornata su quanto si poteva vedere di nuovo a Venezia nel 1515, dall’opera di Giorgione al fondaco dei Tedeschi ai primi lavori di Tiziano, fino forse agli esordi lagunari di Savoldo.

Nel 1519, in seguito all’elezione a vicelegato pontificio di Bologna del vescovo di Treviso Bernardo de’ Rossi, Girolamo dovette trasferirsi nella città felsinea.

Durante il suo lungo soggiorno in città realizzò numerose opere come il Noli me tangere di S. Giovanni in Monte, l’Assunzione della Vergine in San Petronio e la pala dell’altare maggiore per l’ospedale di San Biagio rappresentante la Madonna col Bambino in gloria tra i ss. Petronio, Pietro, Paolo e Filippo Benizzi, già conservata nella Gemäldegalerie di Dresda e scomparsa nel 1945.

Poi ancora due formelle in marmo per il portale laterale destro di S. Petronio (I fratelli consegnano a Giacobbe la veste insanguinata di Giuseppe) per la quale esistono i documenti di allogazione e di pagamento e il Ritrovamento della coppa nel sacco di Beniamino, a lui attribuibile per la vicinanza stilistica.

Oltre a ciò realizzo anche la decorazione della cappella della famiglia Saraceni in S. Petronio con i Miracoli di s. Antonio da Padova.

Negli stessi anni Girolamo ottenne da Giovan Battista Bentivoglio, già garante del pittore nel contratto della pala di S. Biagio, l’incarico di trasporre in pittura l’Adorazione dei magi che Baldassarre Peruzzi aveva lasciato allo stato di cartone al momento della sua partenza per Roma alla metà del 1523.

La grande tavola, ora alla National Gallery di Londra, è un felice tentativo di fondere la cultura dell’ultimo Raffaello con la cromia veneto-ferrarese: l’Eterno in alto ricalca quello che l’urbinate aveva inventato nella Visione di Ezechiele, dipinta per la famiglia bolognese degli Hercolani (Firenze, Galleria Palatina); mentre nel paesaggio costellato di ruderi classici s’intravede un omaggio tanto alla moda archeologica propria della Roma di Leone X quanto alle preferenze antiquarie dello stesso Peruzzi.

Un gusto simile caratterizza anche l’Adorazione dei magi del Museo civico di Treviso, dove però, oltre alle autocitazioni dai disegni usati da Francesco da Nanto per le sue xilografie, si possono riconoscere influssi nordici, düreriani, nella resa del paesaggio e nella definizione dei costumi.

Nell’estate del 1527 si presume che Girolamo lasciò Bologna per Mantova, dove entrò a far parte dell’équipe impegnata nella decorazione di palazzo Te sotto la direzione di Giulio Romano.

Tra settembre e dicembre di quell’anno egli lavorò all’ornamentazione della sala dei Venti, affrescando i nove esagoni della volta con Mesi e Divinità classiche e, forse, quattro dei sedici medaglioni sulle pareti, di mano molto simile, che rappresentano la Vendita di antidoti, la Pesca del mostro marino, la Clemenza di Scipione, il Nuoto.

Da Mantova passò poi a Genova, dove fu incaricato di dare inizio alla decorazione del palazzo di proprietà di Andrea Doria a Fassolo e partecipò alla progettazione degli stalli del coro della cattedrale di S. Lorenzo.

Prima di trasferirsi a Venezia, all’inizio del quarto decennio, ritornò a Bologna dove realizzò la pala Boccadiferro (oggi a Londra, National Gallery), già in S. Domenico a Bologna, che raffigura la Madonna col Bambino in trono, s. Giuseppe, s. Giacomo, s. Paolo e Ludovico Boccadiferro, considerata già da Vasari come il suo capolavoro (1568, p. 137).

Nella città lagunare realizzò la pala per l’altare di San Giacomo nella chiesa di San Salvador e affrescò la decorazione esterna, oggi perduta, della casa di Andrea Odoni presso le fondamenta dei Tolentini.

Sempre come frescante realizzò la decorazione della chiesa della Commenda a Faenza, testimonianza più felice della sua grande maestria in questo campo.

Ne risulta, come si vede, la figura di un’artista eclettico e moderno, nel senso più attuale del termine: un artista capace di accontentare le committenze più diverse, disposto a viaggiare per assecondare il suo desiderio di successo tanto da trovare testimonianze del suo lavoro anche in Inghilterra al servizio di Enrico XVIII.

Diventa così un piacere poter avere la fortuna di presentare in questa sede un piccolo ed inedito dipinto su tavola raffigurante:

Ritratto di uomo (verosimilmente San Rocco)

cm. 23,5×18

Accompagnato dall’expertise del Prof. Fiocco, studioso che forse più di tutti ha avuto modo di approfondire la conoscenza di questo straordinario artista e che colloca l’opera alla sua prima fase bolognese.

Da segnalare inoltre la singolarità del fatto che la fotografia in bianco e nero al retro del quale è redatta l’expertise autografa del Prof. Fiocco non presenta la mano destra dell’effigiato, dettaglio questo rivelato nuovamente in occasione di un antico restauro effettuato all’inizio degli anni Settanta.

Girolamo da Treviso: particolare

L’opera è accompagnata dal certificato di libera circolazione ed è disponibile su:

www.zogia.it – Arte e Antiquariato, Venezia.