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Marina Abramović, la regina della performance art

    Marina Abramović (Belgrado, 1946) ricopre un ruolo fondamentale nell’arte contemporanea grazie al suo lavoro che esplora le relazioni tra l’artista e il pubblico attraverso una tensione emotiva che arriva direttamente allo spettatore.

    Grazie alla famiglia si appassiona ben presto al disegno e alla pittura, sviluppando all’Accademia di Belle Arti di Belgrado l’artisticità del corpo umano per dedicarsi alle performances.

    Marina Abramovic

    Nel 1974 realizza la sua prima performance “Rhythm 10” che era basato su un gioco di bevute giocato da contadini russi e jugoslavi: si allargavano le dita su un tavolo e infilavano un coltello affilato, velocemente, negli spazi tra le dita.

    L’Abramović, tuttavia, usa 20 coltelli e ogni volta che si tagliava, doveva prendere un nuovo coltello, mentre l’operazione viene registrata.

    Dopo essersi tagliato venti volte, l’esecutore fa scorrere la registrazione, ascolta i suoni e tenta di ripetere gli stessi movimenti, cercando di replicare gli errori, mescolando passato e presente.

    Marina Abramovic, Rhythm 10

    Nel 1974 viene conosciuta anche in Italia, dove presenta la sua performance, Rhythm 4, esposta a Milano, mentre nel 1997 vincerà il Leone d’oro alla Biennale di Venezia con l’esecuzione Balkan Baroque.

    Quest’ultima performance vuole denunciare la guerra e la violenza che avveniva nel periodo della guerra nei Balcani e, proprio per questo, decise di posizionarsi vestita di bianco, simbolo di purezza e castità, sopra a una montagna di ossa ancora sporche prese direttamente dal macello.

    L’artista passava l’intera giornata a grattare cantando delle canzoni di infanzia nel tentativo di dare voce a tutte quelle vittime che erano diventate oramai belve da cacciare.

    Marina Abramovic, Balkan Baroque, da Antonio Ariberti


    Nel 2021 vincerà anche la 41ma edizione del Princess of Asturias Award for the Arts per la sua lunga ricerca artistica.

    Nel 1976 lascia la Jugoslavia per trasferirsi ad Amsterdam.

    Nello stesso anno inizia la collaborazione e la relazione (che durerà fino al 1988) con Ulay, artista tedesco.

    Dopo 12 anni di amore e di sodalizio artistico, Abramović e Ulay, performer conosciuto ad Amsterdam, decidono di lasciarsi e di sancire la fine del loro rapporto con un’ultima performance,

    The Wall Walk in China: entrambi percorrono a piedi una parte della grande muraglia cinese partendo da capi opposti per incontrarsi a metà strada e dirsi addio.

    Abramović e Ulay, The Wall Walk in China

    Un’altra fra le sue performance più famose rimane senza dubbio Rhythm 0 a Napoli, quando l’Abramovic decise di disporre davanti al pubblico ben 72 oggetti da utilizzare sul suo corpo in qualsiasi maniera possibile in cambio della sua impassibilità.

    Per 6 lunghe ore ha voluto dimostrare fin dove si può spingere l’essere umano quando gli viene permesso di fare qualsiasi cosa.

    “Ci sono 72 elementi sul tavolo e si possono usare liberamente su di me. Premessa: io sono un oggetto. Durante questo periodo, mi prendo la piena responsabilità di ciò che accade”

    Improvvisamente, c’è chi le incide la pelle con un rasoio, chi le lacera gli abiti, chi la trafigge con le spine di una rosa, chi tenta un approccio sessuale e chi, addirittura, le punta una pistola alla tempia.

    Chi fa del male si sente sempre più forte di chi lo subisce, soprattutto quando le circostanze sono favorevoli. La brutalità è, purtroppo, di tutti.

    Nel 2010, al MOMA di New York, realizza The artist is present, in cui, per circa tre mesi, l’artista si siede in un tavolo davanti a una sedia che viene occupata a turno dai visitatori.

    L’azione rituale prendeva il via con l’accomodarsi sulla sedia dello spettatore, dopo pochi istanti Marina, che fino ad allora era rimasta ferma con lo sguardo basso, alzava gli occhi sul nuovo arrivato per potergli dedicare completamente la sua attenzione attraverso un linguaggio non verbale quasi sacro.

    Inaspettatamente, l’ex compagno Ulay si presenta, con cui i rapporti erano precedentemente stati burrascosi a causa di una serie di controversie sulla paternità di alcune opere.

    La sua presenza dà vita a un memorabile ed intenso momento di riavvicinamento tra i due artisti.

    Per il video integrale seguire questo link: https://www.youtube.com/watch?v=HejWQSbCk-8

    La Royal Academy of Arts di Londra dedicherà la prima mostra personale mai dedicata a un’artista donna nei 255 anni di storia dell’istituzione londinese e la più grande mai organizzata nel Regno Unito fino al 31 dicembre 2023.

    Per quanto riguarda i suoi progetti futuri, chi può dirlo? Ma una cosa è certa: l’Abramovic non metterà mai di sorprenderci.

    Cos’è una buona opera d’arte? È qualcosa che possiede quell’energia che ti mette in sintonia con quanto sta accadendo alle tue spalle… se prendi tutto quello che fai come una questione di vita o di morte, e sei presente al cento per cento, allora le cose accadono davvero. Meno del cento per cento non è arte degna di questo nome. È così difficile, ma è l’unico modo.
    Marina Abramović