L’arte delle Icone Sacre

Il termine icona deriva dal russo “икона”, discenente dal greco bizantino “εἰκόνα” (eikóna) e dal greco antico εἰκών –όνος, del verbo eikénai, aventi significato di ‘essere simile’, ‘apparire’.

L’espressione greco bizantina eikóna, invece, può essere tradotta con ‘immagine’.

Icona russa della Santissima Trinità

La necessità di osservare la propria fede e poterla raffigurare in immagini è un sentimento che ha sempre caratterizzato la vita dei credenti.

La funzione dell’icona diventa molto importante per il cristiano che la percepisce come un modo per vedere con i propri occhi la parola di Dio.

Le icone hanno quindi avuto nei secoli la funzione di tradurre in immagine la parola scritta o tramandata, riproducendo momenti importanti della religione cristiana.

Per i cristiani ortodossi l’arte è ritenuta un dono di Dio.

L’artista in questo caso ricopre quasi più il ruolo di narratore che di pittore, grazie alla sua capacità di collocare narrazioni evangeliche e velati significati spirituali all’interno della sua opera.

Chi ricopre il ruolo dell’iconografo è un”graphos”, uno scrittore e definisce il suo lavoro come la “scrittura di un’icona” e non come la “pittura di un’icona”.

Le regole a cui gli iconografi devono attenersi sono contenute in appositi manuali, chiamati hermeneia.

Il più conosciuto è quello di Dionisio di Furnà, risalente all’inizio del XVIII sec.

icona Luca Evangelista
Luca Evangelista che dipinge l’icona di Nostra Signora di Vladimirskaya. (XVI secolo, Pskov)

La nascita dell’icona è riconducibile intorno al IV-V secolo, ma sicuramente vi furono opere precedenti andate distrutte a causa della corrente cristiana a favore dell’iconoclastia, la quale negava al credente la possibilità di raffigurare l’immagine di Dio.

Le icone erano generalmente riprodotte su tavole di tiglio, larice o abete.

Internamente alla tavoletta veniva effettuato un solco chiamato “scrigno” o “arca”, che serviva a lasciare una cornice in rilievo sui bordi.

La cornice era una parte fondamentale del dipinto perchè, oltre a contenere la pittura, rappresentava la divisione tra terra e cielo, tra piano terrestre e divino.

Sulla parte superiore veniva incollata una tela con colla di coniglio che veniva ricoperta, poi, da vari strati di colla di coniglio e gesso i quali venivano levigati con pelle di pesce essiccata o carta vetrata.

Si ricavava così la levaks, una superficie liscia e senza porosità, perfetta per stendere colori e dorature.

A questo punto si iniziava a tracciare il disegno.

I colori erano naturali, ottenuti utilizzando piante e minerali amalgamati con tuorlo d’uovo.

Le dorature permettevano di ottenere effetti tridimensionali incredibili.

Icone sacre in Russia

Tra le varietà di icone, l’icona russa è presumibilmente la più famosa e più ricercata perché considerata la più prestigiosa, grazie anche alle esclusive modalità di realizzazione.

Una meticolosa scelta del legno per il supporto, una lenta essicazione, i vari strati di tela e scagliola, la qualità della “scrittura” e la posa della foglia d’oro rendono questi manufatti tra i più famosi e apprezzati in tutto il mondo.

Le icone russe sono le più conosciute anche per motivi storici legati alla dispersione dei patrimoni religiosi e privati successivi alla rivoluzione russa del 1917.

icona Vladimirskaya
La Theotokos di Vladimir nota anche come Madre di Dio della tenerezza, Madonna di Vladimir o Vergine di Vladimir è considerata la protettrice della Russia. (XII secolo)

L’arte iconica si sviluppa in Russia a partire da Costantinopoli e acquisisce sempre più importanza diventando un elemento fondamentale per la preghiera dei credenti, tanto da trovarne la presenza negli atelier di Kiev tra il X e l’ XI secolo.

A causa delle invasioni dei Mongoli e alla caduta di Costantinopoli, l’arte delle icone russe si divide dal mondo bizantino e diventa indipendente.

L’arte russa si denota per la sua unicità e si sviluppa nelle sue diverse espressioni pittoriche nei centri artistici di Kiev, Vladimir, Novgorod e Pskov.

Verso la fine del XIV secolo, nel periodo post invasione dei Tatari, prese sempre più autorevolezza la scuola di Mosca, grazie al celebre artista bizantino Teofane il Greco, che diffuse l’evoluzione dell’arte metropolitana dei Paleologhi.

Il Quattrocento può essere considerato come il secolo d’oro della pittura russa: al Cremlino di Mosca iniziò a lavorare a fianco di Teofane il celebre Andrej Rublëv, portavoce della nuova religiosità di San Sergio di Radonež.

Mosca diventa il cuore dell’unificazione delle popolazioni russe e nei secoli successivi gli artisti tenteranno di valorizzare le loro opere di ulteriori dettagli, per avvicinarli ancor di più alla devozione popolare.

Il restauro della Trinità di Rublev, nel 1904, fu il momento che portò alla riscoperta dell’importanza dell’icona da parte dell’estetica moderna.

In questi anni le raffigurazioni sacre diventarono una vera e propria ossessione tanto che nel 1911 Henri Matisse durante il suo viaggio a Mosca, le definì come il «miglior patrimonio» dell’arte medievale e invitò gli artisti europei a «cercare i propri modelli nei pittori di icone piuttosto che nei maestri italiani».

Nella collezione privata di Ostruchov, cominciata nel 1902, le opere della tradizione bizantina erano accostate a opere contemporanee.

Anche Andy Warhol si ispirò all’icona russa nelle sue opere, seguendo il metodo della ripetizione e l’assunzione del multiplo.

Vi presentiamo qui di seguito una serie di icone russe presenti nella galleria del nostro sito e in vendita su Zogia.it.

Icona Madre di Dio Suja Smolensk – Russia, XIX Secolo

Icona Madre di Dio Suja Smolensk – Russia, XIX Secolo

Antica icona raffigurante Madre di Dio Suja Smolensk con sedici icone mariane

Tempera all’uovo su tavola, cm. 88,5×68

Russia Centrale, inizio del XIX secolo

Importante e rara icona di famiglia raffigurante, al centro, la figura della Madre di Dio Suja Smolensk circondata, sui quattro lati, da altre sedici piccole icone mariane tra le quali si possono facilmente individuare:

  • Madre di Dio di Smolensk
  • Madre di Dio di Vladimir
  • Madre di Dio di Iver
  • Madre di Dio Pegno dei sofferenti
  • Madre di Dio Riscatto dei perduti
  • Madre di Dio Lenisci i miei  dolori

Secondo un’antica tradizione fu l’evangeli­sta Luca a creare il motivo iconografico della Madre di Dio “Hodigitria”, “Colei che mostra la Via”, per lasciare alla venera­zione dei fedeli un segno della protezione divina.

Il tema della Madre che sorregge il Figlio e lo indica come Colui che è “la Via, la Verità e la Vita” (Gv 14,6) ebbe poi una gran diffusione nella chiesa orientale e di­ventò uno dei motivi tipici delle icone ma­riane.

L’Hodigitria della città russa di Smo­lensk venne dipinta nel secolo XVI, quale ringraziamento alla Vergine per aver libera­ to quella città da un terribile assedio.

Per avere maggiori informazioni:

Icona Madre di Dio Suja Smolensk – Russia, XIX Secolo


Icona Santa Parasceva – Russia, XVII Secolo

Icona Santa Parasceva – Russia, XVII Secolo

Icona raffigurante Santa Parasceva

Tempera all’uovo su tavola, cm. 74×46

Russia Centrale, metà del XVII secolo

Antica icona raffigurante Santa Parasceva, patrona del commercio.

Presenta al centro, a figura intera, la Santa incoronata da due angeli.

Ai sui lati si trovano le rappresentazione della Madre di Dio di Kazan e San Giovanni Teologo.

Realizzata con la tradizionale tecnica del levkas, un composto di colla di storione con il quale veniva preparato il fondo della tavola; presenta anche il kovcek, il piccolo ma evidente salto tra il bordo esterno e la parte interna dell’icona intesa come culla della stessa dove viene realizzata l’immagine.

Santa Parasceva, venerata dalla Chiesa ortodossa romena e da altre chiese di rito orientale, nacque a Epivat in Turchia ed visse durante la prima meta del XI secolo.

Dopo una vita dedicata ai poveri e ai più bisognosi, morì a soli 27 anni e le sue reliquie, a cui vengono attribuiti tanti miracoli, vennero prima custodite nella città natale Epivat, poi a Trnovo capitale della Bulgaria, quindi a Belgrado fino al 1521, successivamente a Constantinopoli per altri 120 anni.

Nel 1641 le reliquie furone portate a Iasi dove si trovano attualmente.

Per avere maggiori informazioni:

Icona Santa Parasceva – Russia, XVII Secolo


Icona Occhio di Dio – Russia, XVII Secolo

Icona Occhio di Dio – Russia, XVII Secolo

Antica icona raffigurante Occhio di Dio

Tempera all’uovo su tavola, cm. 33×27

Russia Centrale, fine del XVII secolo

Icona piuttosto rara che si distacca dalla tradizione iconografica più tradizionale per svolgere un tema “astratto”, vale a dire il voler creare un’immagine mistica e didattica, un piccolo trattato di teologia svolto per immagini, pratica questa già condannate dai Concili di Mosca del XVI secolo come elucubrazioni teologiche astratte, senza reali riscontri nelle Scritture.

Questa tipologia iconografica rimase tuttavia in uso fino agli inizi del nostro secolo, come rispondente ad un gusto erudito e sottile.

Cristo è qui raffigurato nel disco centrale – che richiama alla patena dell’Eucarestia.

Nei cerchi concentrici attorno a lui vediamo gli astri: il sole, rosso, con lineamenti umani; il firmamento blu con disegnati anche dei serafini.

Il significato è quindi facilmente intuibile: l’occhio divino, per l’appunto l’Occhio di Dio, l’intelligenza divina, scruta tutta la volta dell’universo raggiungendone ogni angolo.

In alto è raffigurato Dio Padre, sotto di lui la Vergine ed infine Cristo; ai quattro lembi agli angoli gli Evangelisti.

In basso San Giovanni Evangelista.

Icona in stato di conservazione molto buono, in accordo con l’epoca e la rarità del soggetto.

Per avere maggiori informazioni:

Icona Occhio di Dio – Russia, XVII Secolo


Icona Madre di Dio di Tichvin – Russia, XIX Secolo

Icona Madre di Dio di Tichvin – Russia, XIX Secolo

Madre di Dio di Tichvin

Antica icona a tempera su tavola, cm. 107,5×89

Russia Centrale, prima metà del XIX secolo

Monumentale icona a tempera su tavola raffigurante:

  • al centro, la Madre di Dio di Tichvin
  • ai lati in alto su fondo rotondo i monogrammi con le iniziali della Vergine
  • ai lati in posizione centrale due santi di famiglia

Questa icona è una delle immagini miracolose più venerate nella Russia.

Secondo la cronaca, l’icona della Madre di Dio di Tichvin apparve nell’anno 1383 vicino Novgorod.

L’iconografia dell’icona si avvicina al tipo Odighitria e qui si caratterizza per la presenza della Vergine che sorregge con un braccio il Bambino, indicandolo con l’altra mano (di qui il termine “Odigitria”).

Il Bambino, che ha le fattezze dell’adulto, in una mano tiene il rotolo della legge.

Caratteristici di questo tipo canonico sono:

  • l’inclinazione del capo della Mandonna
  • la posa del Bambino, che ha la gamba destra ripiegata sotto la sinistra, cosicchè il piede destro risulta rivolto di pianta
  • il gesto del Cristo che con la mano destra benedice la madre

Oggetto in ottimo stato di conservazione.

Per avere maggiori informazioni:

Icona Madre di Dio di Tichvin – Russia, XIX Secolo


Icona Trinità del Nuovo Testamento – Russia, XVIII Secolo

Icona Trinità del Nuovo Testamento - Russia, XVIII Secolo
Icona Trinità del Nuovo Testamento – Russia, XVIII Secolo

Trinità del Nuovo Testamento

Tempera all’uovo su tavola, cm. 31×26,5

Russia centrale, XVIII secolo

Al centro della tavola sono raffigurati Gesù e il Padre con la colomba simbolo dello Spirito Santo al centro sopra di loro.

Ai lati la Vergine e i Santi.

Antica icona russa in generale buono stato di conservazione (alcuni piccoli restauri comunque per nulla inficianti la qualità generale dell’opera).

Per avere maggiori informazioni:

Icona Trinità del Nuovo Testamento – Russia, XVIII Secolo


Icona San Nicola – Russia, XVIII Secolo

Icona San Nicola - Russia, XVIII Secolo
Icona San Nicola – Russia, XVIII Secolo

San Nicola

Tempera all’uovo su tavola, cm. 44,5×36,5

Russia centrale, XVIII secolo

Al centro della tavola è raffigurato, su fondo rosso, San Nicola a reggere il Libro con la sinistra.

Ai suoi lati la Vergine e Santi.

Antica icona russa in generale buono stato di conservazione (alcuni piccoli restauri comunque per nulla inficianti la qualità generale dell’opera).

Nato a Patara di Licia nel 270 circa, San Nicola è il santo che ha goduto, dopo la Vergine, il culto più esteso.

Uomo di grande carità si distinse per la sua generosità verso i poveri e i bisognosi.

San Nicola di Myra viene detto anche di Bari, perché in questa città fu portato e rimane conservato il suo corpo.

Morì a Myra il 6 dicembre 343 e nel verso la fine dell’XI secolo 62 marinai si impossessarono delle sue reliquie e lo trasportarono a Bari con indescrivibile esultanza della popolazione. I marinai consegnarono il corpo al benedettino Elia, abate di San Benedetto, il quale edificò sul posto la Basilica del santo.

Il santo vescovo Nicola è molto venerato in tutto il mondo cattolico e ortodosso e specialmente in Russia dove, come a Bari, oltre alla festa universale del 6 dicembre c’è anche quella del 9 maggio a memoria della traslazione delle reliquie.

San Nicola è il patrono di: bambini, ragazzi, farmacisti, mercanti, naviganti, pescatori.

Per avere maggiori informazioni:

Icona San Nicola – Russia, XVIII Secolo