L’arte e gli NFT, questi sconosciuti

Ha senso oggi parlare di NFT?

Non si tratta semplicemente di una bolla esplosa un paio di mesi fa e destinata a scomparire?

Siamo veramente sicuri si tratti di arte?

Questo sono alcune delle domande che mi sento rivolgere ogni volta che affronto l’argomento NFT – Non Fungible Token, in italiano Token Non Fungibili.

In tutta sincerità, andando anche un po’ contro a quella che è la mia formazione e il mio abituale approccio al mercato, devo rispondere in modo affermativo. Anzi, oggi più che mai.

La bolla c’è stata, ora si sta nemmeno tanto lentamente sgonfiando (e si badi bene, ho detto sgonfiando, non esplodendo) e lascerà spazio a tutte le idee e le opere che sapranno conquistarsi un posto nel panorama artistico nazionale ed internazionale.

Allora è giusto essere preparati, sapere a cosa si potrà andare incontro – sempre che lo si voglia fare, conoscerne il funzionamento, gli sviluppi e le prospettive future.

Sarà questo il primo di una serie di articoli, rigorosamente a-periodici, dedicati al mondo degli NFT.

Iniziamo dalle basi, partendo proprio dalla preistoria!

NFT

In una società in continua evoluzione, l’arte ha avuto la capacità – spesso il compito – di stravolgere la propria essenza, adattarsi alle esigenze contemporanee, rappresentare la realtà e i suoi complessi mutamenti. 

Ogni periodo storico si può identificare anche attraverso le forme e i movimenti artistici che in quel particolare momento si sono creati e sviluppati e che il più delle volte sono riusciti ad anticipare il cambiamento che poi si sarebbe manifestato nel futuro prossimo.

Dalle origini ai giorni nostri, partendo dai graffiti rupestri per arrivare alle manifestazioni attuali più complesse legate al contemporaneo, l’arte ha rappresentato una forma di espressione fondamentale, con protagonisti in grado di emergere e diventare vere e proprie icone riconosciute a livello globale.

Oggi la nuova frontiera dell’arte è senza dubbio quella della crytpo art, l’arte legata alle nuove tecnologie che l’informatica ha messo a disposizione del mondo intero – in particolare modo per mezzo della blockchain – cavalcata da una nuova generazione di artisti, promotori e collezionisti.

Si introducono nuovi concetti, quello della blockchain su tutti.

Con la crypto art si inseriscono nuove modalità di creazione e di conseguenza si gettano le basi per una nuova idea di collezionismo, di unicità o eventuale ripetibilità dell’opera.

Nascono, così, nuovi canali di diffusione e promozione.

Siamo in presenza di un cambiamento epocale, certamente legato a doppio filo con quello che verosimilmente sarà il più grande mutamento economico degli ultimi decenni, vale a dire l’introduzione e la futura (inevitabile?) adozione di massa del sistema economico e monetario legato alle criptovalute.

Dunque, dando per assodato il fatto che l’arte ha la capacità di parlare il linguaggio del proprio tempo, oggi l’arte non può che parlare il linguaggio digitale.

Se il mondo del collezionismo è stato per lungo tempo quello delle gallerie, dei musei, delle aste, dei mercati e delle fiere oggi il nuovo spazio è diventato quello del web. 

Il punto di partenza è un aspetto inconcepibile fino a pochissimo tempo fa: il possesso del bene è oramai smaterializzato. 

L’opera d’arte in epoca cripto si configura come NFT, vale a dire Non Fungible Token.

Token non fungibile, un codice crittografico non intercambiabile, quindi del tutto unico, in grado di rappresentare così un bene altrettanto unico.

La rarità potrà poi determinarne il valore commerciale che sarà basato, questo sì almeno come da tradizione, da domanda ed offerta, dalla capacità commerciale dell’artista o della galleria che lo rappresenta, dall’appetibilità di quel particolare bene magari in relazione ad aspetti fino ad oggi del tutto sconosciuti al mercato dell’arte come, ad esempio, il collezionismo legato al mondo del gaming.

CONTINUA…