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L’urlo di Munch e le sue cinque versioni

    Il 30 ottobre 2025, nei locali al terzo piano del Centro Culturale Candiani di Mestre, in provincia di Venezia, è stata inaugurata la mostra MUNCH La rivoluzione espressionista, curata da Elisabetta Barisoni.

    Sicuramente il quadro più evocativo e conosciuto dell’attività artistica del norvegese Edvard Munch è L’urlo (titolo originale Skrik).

    L’urlo nel 1895 realizzato a pastello su cartone, conservato in una collezione privata

    L’opera presenta al centro una figura che, urlando, irradia angoscia, riuscendo a deformare l’ambiente attorno ad essa diventandone, anzi, parte integrante.

    Il vero soggetto dell’opera, quindi, è il malessere dell’uomo.

    Il persistente stato di sofferenza emotiva e psicologica è una costante della turbolenta vita di Munch che purtroppo fu anche segnata da numerosi lutti familiari poi tradotti in opere pittoriche che davano forma ai suoi sentimenti più oscuri e segreti.

    Di questi ultimi L’urlo ne è la massima espressione.

    Nel suo diario, Munch stesso raccontò la genesi dell’opera: durante una passeggiata in compagnia di amici a Kristiania, Munch osserva attentamente il momento in cui il sole, tramontando, s’immerge nel mare.

    Il paesaggio genera in lui una terribile sensazione di angoscia in cui percepisce il cielo pieno di nuvole cariche di sangue mentre i suoi amici diventano figure livide.

    In tutto questo avverte la natura attorno a lui in un urlo lancinante.

    Queste le parole rinvenute: «I miei amici continuavano a camminare e io tremavo ancora di paura… E sentivo che un grande urlo infinito pervadeva la natura». 

    Litografia in bianco e nero del 1895, conservata Metropolitan Museum di New York

    L’opera è considerata un cardine anticipatore del movimento dell’Espressionismo.

    Nel quadro emerge il contrasto delle linee dei vari soggetti: mentre la figura centrale che urla presenta tratti curvilinei e tondeggianti così come il cielo, le nuvole ed il mare, le figure sullo sfondo ed il pontile sono rappresentati grazie a tratti dritti e rigidi.

    L’effetto del contrasto è aumentato dall’uso di colori complementari.

    Fino ad ora abbiamo parlato de L’urlo come di un’opera ma dovremmo pensare a L’urlo come ad una serie perché Munch realizzò cinque versioni dello stesso soggetto, tra il 1893 ed il 1910.

    L’urlo del 1893 realizzato a pastello su cartone, conservato al Museo Munch di Oslo

    La prima versione dell’opera risale ad al 1893, oggi conservata al Museo Nazionale di Oslo, realizzata a tempera e pastello su cartoncino.

    Sempre del 1893 è un’altra versione realizzata a pastello su cartone, conservata al Museo Munch di Oslo.

    Al 1895 risale la versione forse più conosciuta, realizzata a pastello su cartone.

    Dello stesso anno è una litografia in bianco e nero che venne realizzata pensando alla possibilità di riprodurla, oggi al Metropolitan Museum di New York.

    Del 1910 è L’urlo a tempera su pannello conservato sempre al Munch Museum di Oslo.

    L’urlo del 1893 realizzato con tempera e pastello su cartoncino, Conservato alla Galleria Nazionale di Oslo
    L’urlo del 1910 realizzato a tempera su pannello conservato al Munch Museum di Oslo