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Tobia e Afra Scarpa: design, opere ed eredità veneziana

    C’è un modo per capire il design di Tobia e Afra Scarpa che non passa dai libri di storia.

    Bisogna sedersi su una Soriana.

    La poltrona ideata nel 1969 per Cassina non si incontra come si incontrano gli altri mobili: ci si immerge, ci si ritrova avvolti da una struttura che sembra adattarsi a chi la usa piuttosto che chiedere al corpo di adattarsi a lei.

    È il risultato di una ricerca durata anni su cosa significhi davvero il comfort, condotta da due persone che erano allo stesso tempo partner di vita e partner di lavoro, e che per questo non hanno mai smesso di parlarsi.

    Tobia Scarpa nasce a Venezia il 1° gennaio 1935.

    Afra Bianchin nasce a Montebelluna, in provincia di Treviso, il 28 marzo 1937.

    Si incontrano all’IUAV, l’Istituto Universitario di Architettura di Venezia, dove si laureano insieme.

    Si sposano nel 1960 e aprono il loro studio a Montebelluna, che diventerà per decenni il quartier generale di una delle collaborazioni creative più fertili del design italiano del dopoguerra.

    Un figlio d’arte cresciuto tra vetro e architettura

    Tobia non è arrivato al design per caso.

    È il figlio di Carlo Scarpa, uno degli architetti italiani più influenti del Novecento, colui che con il restauro del Museo di Castelvecchio a Verona ha dimostrato che è possibile dialogare con la storia senza cancellarla né imitarla.

    Crescere in quella famiglia significa crescere con l’idea che ogni superficie, ogni angolo, ogni raccordo tra materiali diversi sia una decisione estetica e non solo tecnica.

    È un’educazione che non si dà in aula ma si assorbe, guardando lavorare qualcuno che a quelle cose ci crede davvero.

    Prima ancora di laurearsi, Tobia porta questa sensibilità dentro una delle realtà più straordinarie del panorama artigianale veneziano: dal 1957 al 1961 lavora come designer del vetro per la Vetreria Venini di Murano, la manifattura che da decenni collabora con i più grandi nomi dell’architettura e del design internazionale.

    Sono quattro anni in cui impara tutto quello che il vetro sa insegnare: la trasparenza come materia, la fragilità come valore, la luce come materiale di progetto.

    Quando Afra entra nella sua vita e nel suo lavoro, porta qualcosa di diverso e complementare: un senso dell’equilibrio, una cura per la proporzione, una capacità di tenere insieme forma e uso quotidiano che renderà le loro opere riconoscibili a chiunque le incontri.

    Una carriera in tappe

    1957–1961

    Venini, Murano — Tobia lavora come designer del vetro per la manifattura Venini. Questi anni lasciano nel suo lavoro una sensibilità permanente verso la luce, la trasparenza e il materiale come linguaggio.

    1960

    Il matrimonio e Gavina — Tobia e Afra si sposano e aprono lo studio a Montebelluna. Prima collaborazione con Gavina: poltrona Bastiano, sedia Pigreco e il letto in metallo Vanessa.

    1962–1968

    Flos e il linguaggio della luce — inizia la lunga collaborazione con Flos: lampada Fantasma (1962), Biagio in marmo bianco traslucido (1968). Contemporaneamente, progettano il divano Coronado per B&B Italia (1966), uno dei primi in poliuretano.

    1969–1970

    La Soriana e il Compasso d’Oro — per Cassina nasce la poltrona Soriana, che l’anno successivo vince il Compasso d’Oro. È il riconoscimento più importante del design industriale italiano.

    1973

    Molteni e la sedia Monk — nasce la collaborazione con Molteni. La sedia Monk diventa uno dei pezzi più citati del design italiano del decennio: struttura in tubi d’acciaio, sedile in pelle o tela, gambe in massello.

    30 luglio 2011

    Afra muore a Trevignano — si chiude la collaborazione più lunga e feconda del design italiano del dopoguerra. Tobia continua a lavorare e nel 2002 era già tornato all’IUAV come docente nel Dipartimento di Design.

    Le opere che hanno resistito al tempo

    Cinquant’anni di carriera producono un catalogo vastissimo, ma alcune opere emergono con una chiarezza diversa: quelle in cui la soluzione formale era talmente giusta da non avere bisogno di essere aggiornata.

    🛋️ Soriana — Cassina, 1969

    La poltrona e il divano Soriana nascono dall’idea di eliminare la struttura rigida e lasciare che l’imbottitura stessa definisse la forma.

    Il risultato è un oggetto che sembra non avere un orientamento fisso: lo si può usare in modi diversi, e il corpo trova sempre una posizione confortevole.

    Cassina1969Compasso d’Oro 1970

    Poltrona Soriana di Afra e Tobia Scarpa per Cassina, 1969

    Valore collezionistico: gli esemplari vintage della Soriana, specialmente nelle versioni in tessuto o pelle originale degli anni Settanta, raggiungono cifre significative nelle aste di design. La versione è ancora in produzione da Cassina, ma i pezzi d’epoca si distinguono per la qualità dei materiali e per lo spessore dell’imbottitura.

    🛋️ Coronado — B&B Italia, 1966

    Il divano Coronado è uno dei primi modelli della storia del design ad adottare il poliuretano espanso come materiale strutturale.

    Mentre altri produttori usavano il poliuretano come semplice riempitivo su strutture tradizionali, gli Scarpa costruiscono attorno a esso tutta la logica formale del pezzo.

    B&B Italia1966

    Divano Coronado di Tobia Scarpa per B&B Italia, 1966

    Nota storica: B&B Italia nasce nel 1966 proprio grazie a una serie di innovazioni tecnologiche nei materiali, e il Coronado è tra i primi progetti che dimostrano le possibilità plastiche del nuovo materiale. È un documento della transizione del design italiano dall’artigianato all’industria.

    💡 Biagio — Flos, 1968

    La Biagio è una lampada da tavolo scolpita in marmo bianco traslucido che non ha struttura visibile: la luce filtra direttamente attraverso il marmo assottigliato nelle pareti, diffondendosi in modo uniforme e caldo.

    L’intuizione è usare il marmo non come involucro decorativo ma come filtro luminoso, sfruttando la capacità del materiale di trasmettere luce quando ridotto a spessori sottili.

    Flos1968

    Lampada Biagio in marmo bianco traslucido di Tobia Scarpa per Flos, 1968

    Collezioni museali: la Biagio è presente nelle collezioni permanenti di design del MoMA di New York. È uno degli oggetti che meglio rappresenta la capacità degli Scarpa di trasformare un materiale antico come il marmo in un elemento di design contemporaneo.

    🪑 Monk — Molteni, 1973

    La sedia Monk nasce da un’idea semplice: due telai uguali che formano la struttura, tenuti insieme da tubolari d’acciaio su cui siedono sedile e schienale in pelle o tela grezza.

    Le gambe, in massello di noce nazionale o frassino, si collegano a incastro mediante traversi.

    Tobia Scarpa ha raccontato che il progetto originale prevedeva un unico elemento di legno per abbassare i costi, ma Angelo Molteni lo corresse: “No, no, noi facciamo bene le cose.”

    Molteni1973

    Sedia Monk di Afra e Tobia Scarpa per Molteni, 1973

    Qualità dei materiali: noce nazionale, frassino naturale, cuoio e tela grezza. La Monk è un caso esemplare di come la scelta dei materiali e la cura dell’incastro strutturale possano rendere un oggetto riconoscibile senza bisogno di nessuna decorazione aggiuntiva.

    L’ombra del padre: Carlo Scarpa

    Capire il lavoro di Tobia è impossibile senza capire chi era suo padre.

    Carlo Scarpa è stato uno degli architetti più originali del Novecento italiano: il suo restauro del Museo di Castelvecchio a Verona (1957-1964) e i suoi interventi alle Gallerie dell’Accademia di Venezia restano tra i casi più studiati di come l’architettura contemporanea possa dialogare con la storia senza sopraffar la né cancellarla.

    Tobia ha assorbito da quel lavoro una lezione precisa: il rispetto per i materiali non è mai decorativo, è strutturale.

    Non si sceglie il legno o il marmo o il cuoio per fare bella figura, ma perché quel materiale in quel contesto è la risposta giusta.

    Quando si guarda la lampada Biagio, con il marmo assottigliato fino a diventare traslucido, o la Monk con i suoi incastri in massello, si riconosce questa stessa filosofia applicata alla scala dell’oggetto domestico.

    È la lezione di Carlo Scarpa rielaborata da Tobia e Afra in una dimensione più intima e quotidiana.

    Perché i pezzi degli Scarpa continuano a valere

    Il design italiano degli anni Sessanta e Settanta è oggi uno dei settori più vivaci del mercato dell’antiquariato e del vintage di qualità.

    I pezzi firmati da Tobia e Afra Scarpa si collocano in quella fascia alta del mercato che non conosce oscillazioni di moda: chi li cerca sa esattamente quello che vuole, e la disponibilità degli esemplari vintage in buono stato è limitata.

    Una Soriana in tessuto o pelle originale degli anni Settanta, una Biagio in marmo integra, una Monk con la struttura in noce e il sedile in cuoio sono oggetti che tengono il valore nel tempo per ragioni precise: la qualità dei materiali, la riconoscibilità della forma, la presenza in collezioni museali di riferimento.

    Non è diverso da quello che succede con i grandi mobili antichi: la firma, i materiali e lo stato di conservazione determinano il valore, e la scarsità degli esemplari originali lo protegge.

    Se possiedi un oggetto firmato Afra e Tobia Scarpa e vuoi capire quanto vale oggi, una valutazione professionale è il primo passo per orientarsi in questo mercato.

    Per capire come si valuta il design vintage rispetto all’antiquariato tradizionale, la nostra guida esperta ai mobili antichi offre un punto di riferimento utile.

    E se ti interessa scoprire cos’altro ha prodotto il genio veneziano del Novecento nel campo delle arti applicate, l’articolo sulla Vetreria Venini racconta la stessa tradizione vista dalla parte del vetro, dove Tobia ha mosso i suoi primissimi passi di designer.

    Il design italiano nel tuo spazio

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