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Otto misteri irrisolti dell’arte: dalla Gioconda a Banksy

    C’è un momento, davanti a certi dipinti, in cui smetti di guardare quello che il pittore ha voluto mostrare e cominci a chiederti quello che ha voluto nascondere.

    La Monna Lisa è il caso più celebre. Ma non è certo il solo.

    Nel corso dei secoli, alcune delle opere più studiate, ammirate e riprodotte al mondo hanno resistito alle spiegazioni degli storici, dei chimici, degli psicologi e dei cacciatori di misteri. Chi era davvero quella donna? Perché quella firma insanguinata? Dove è finito quel ritratto?

    In questo articolo ne racconto otto. Tutti irrisolti.

    La Monna Lisa: identità e sorriso

    Per secoli ci si è chiesti chi fosse la donna ritratta da Leonardo da Vinci e perché sorridesse in quel modo.

    La risposta più accreditata dagli storici è che si tratti di Lisa Gherardini, nobildonna fiorentina il cui marito, Francesco del Giocondo, commissionò il ritratto intorno al 1503.

    Gioconda o Monna Lisa - Leonardo da Vinci

    Ma le alternative non mancano. Alcuni studiosi hanno ipotizzato che il soggetto fosse lo stesso Leonardo travestito da donna, o Salaì, il suo allievo e probabile amante, ritratto con abiti femminili.

    Altri ancora indicano la madre di Leonardo oppure la mecenate Isabella d’Este.

    Poi c’è il sorriso, che è un mistero a sé.

    Guardando direttamente le labbra della Monna Lisa, il sorriso appare quasi inesistente, appena accennato. Ma se si guarda verso gli occhi o verso la riga dei capelli, mantenendo la bocca nel campo visivo periferico, l’espressione si trasforma in qualcosa di molto più ampio.

    Alcuni scienziati spiegano questo effetto attraverso la distribuzione di frequenza spaziale: la visione centrale elabora i dettagli fini, quella periferica risponde alle variazioni di luminosità più ampie. Il sorriso, dipinto con una tecnica che Leonardo chiamava sfumato, si comporta in modo diverso a seconda di come lo si osserva.

    E i suoi occhi che sembrano seguirti ovunque ti sposti? Anche questo è un effetto ottico calcolato con precisione. Leonardo costruì la prospettiva del dipinto in modo che il punto di fuga dello sguardo converga sempre verso chi guarda, indipendentemente dall’angolazione.

    Cinque secoli di studi. E il sorriso non ha ancora smesso di fare domande. Se vuoi approfondire, ho scritto un articolo dedicato a La Gioconda: analisi e mistero.

    Caravaggio ha confessato un crimine in un dipinto?

    Michelangelo Merisi detto Caravaggio è stato uno dei maestri assoluti del barocco italiano, noto per l’uso rivoluzionario della luce e per un temperamento che oggi chiameremmo difficile.

    Nel 1606 uccise un uomo durante una rissa e fuggì da Roma. Arrivò a Malta nel 1608, dove entrò nell’Ordine di San Giovanni come pittore di corte, e lì creò quello che molti considerano il suo capolavoro: La Decollazione di San Giovanni Battista.

    Il dipinto è eccezionale per almeno due ragioni.

    La prima è tecnica: la scena è costruita con una sobrietà drammatica che non ha precedenti nell’arte del Seicento.

    La seconda è personale: è l’unica opera che Caravaggio abbia firmato in tutta la sua vita.

    La firma non è in un angolo discreto. È tracciata nel sangue che sgorga dal collo di San Giovanni decapitato. Recita “f. michelang”.

    Cosa significa quella “f”? Due scuole di pensiero si fronteggiano da secoli. La prima sostiene che stia per frater, ovvero “fratello”, dato che Caravaggio era affiliato all’Ordine.

    La seconda ritiene che stia per fecit, il latino per “ha fatto”, trasformando la firma in una confessione indiretta: Michelangelo l’ha fatto.

    Un commento ambiguo. Deliberatamente, forse.

    Chi è la Ragazza con l’orecchino di perla?

    Intorno al 1665, il pittore olandese Johannes Vermeer dipinse una giovane donna di profilo con le labbra leggermente socchiuse e un orecchino di perla insolitamente grande che le pende dall’orecchio.

    Lo sguardo è rivolto verso chi la osserva. Gli occhi sembrano seguire chi si sposta.

    Il dipinto, soprannominato la “Monna Lisa del Nord”, fa parte della collezione permanente del Mauritshuis dell’Aia dal 1903. Ma l’identità della modella non è mai stata accertata.

    Molti pensano che possa essere la figlia di Vermeer, Maria, o forse una sua amante. Altri ipotizzano che non si tratti di una persona reale, ma di una tronie: una figura di fantasia costruita per trasmettere un’espressione o un tipo umano, senza rimandare a nessun individuo specifico.

    Vermeer era lui stesso una presenza sfuggente: ha prodotto pochissime opere e di lui esistono rarissimi documenti biografici. Sappiamo che era sposato, aveva quindici figli, e che morì quasi in miseria.

    Il dipinto continua ad attirare folle ogni volta che lascia l’Aia per girare il mondo.

    Dove è finito il Ritratto di giovane uomo di Raffaello?

    Il Ritratto di giovane uomo, realizzato intorno al 1513, è considerato una delle opere d’arte più importanti scomparse durante la seconda guerra mondiale.

    L’esercito nazista lo trafugò dal Museo Czartoryski di Cracovia nel 1939. Hans Frank, capo del governo generale nazista in Polonia, fu il primo a riceverlo in consegna. L’opera era destinata al progettato Museo Führer di Linz, con cui Hitler intendeva radunare i più grandi capolavori europei.

    Il ritratto viaggiò tra Germania e Austria prima di sparire definitivamente. Quando gli alleati arrestarono Frank nel 1945, il dipinto non era più con lui.

    Da allora, di quell’opera non si sa nulla di certo.

    Nel corso dei decenni sono circolate voci su un collezionista privato in un paese non identificato, ma nulla è mai stato confermato. Oggi il governo polacco possiede la collezione Czartoryski e, qualora il dipinto venisse ritrovato, il suo posto sarebbe già pronto: al Museo Czartoryski di Cracovia è esposta la sua cornice originale, vuota.

    Si ritiene che nel dipinto fosse raffigurato un autoritratto dello stesso Raffaello.

    Chi o cosa è Banksy?

    Tra tutti i misteri del mondo dell’arte, l’identità di Banksy è forse il più paradossale: l’autore è ancora in vita, continua a lavorare, rilascia interviste e gestisce un sito web. Eppure nessuno sa con certezza chi sia.

    Banksy è apparso per la prima volta nei primi anni Novanta a Bristol, con lavori di street art dai temi politici e sociali immediatamente riconoscibili.

    Col tempo ha costruito una presenza internazionale difficilmente ignorabile, incluso il documentario del 2010 Exit Through the Gift Shop, candidato all’Oscar.

    Nel 2007 ha vinto la categoria Arts del programma televisivo britannico “Greatest Britons”, battendo candidati come Antony Gormley e Sam Mendes.

    Al festival di Glastonbury dello stesso anno ha eretto “Boghenge”: una versione dei megaliti di Stonehenge ricreata con bagni chimici coperti di graffiti.

    Per anni la sua identità è rimasta sconosciuta.

    Poi qualcosa è cambiato: il nome di Robin Gunningham è emerso con forza crescente, supportato da indagini giornalistiche e analisi scientifiche.

    Trovi tutta la storia nell’articolo su chi è davvero Banksy.

    Van Gogh è stato assassinato?

    Il fatto più noto su Vincent van Gogh è che si tagliò l’orecchio.

    Quello meno noto è che la causa esatta della sua morte non è mai stata definitivamente stabilita.

    La versione ufficiale è il suicidio: un colpo di pistola sparato a distanza ravvicinata nel luglio del 1890, a soli trentasette anni.

    Ma nessuna pistola fu trovata vicino al corpo, e testimoni della zona riferirono che due adolescenti lo avevano molestato poco prima della morte.

    Una possibilità, avanzata nel film Loving Vincent (2017), nel film At Eternity’s Gate (2018) e nella biografia Van Gogh: The Life (2011), è che René Secrétan, uno dei ragazzi, abbia premuto il grilletto.

    Secrétan possedeva una pistola che spesso si inceppava: una delle ipotesi è che la morte di van Gogh sia stata un tragico incidente.

    Quando fu intervistato nel 1957, Secrétan negò qualsiasi coinvolgimento, pur ammettendo di possedere una pistola che Van Gogh avrebbe potuto prendere.

    Lo storico dell’arte John Rewald, che aveva raccolto testimonianze ad Auvers negli anni Trenta mentre i ricordi erano ancora freschi, confidò a più persone di aver sentito che “alcuni ragazzi” avevano sparato a Vincent per sbaglio, e che l’artista aveva scelto di non accusarli come ultimo atto di generosità.

    Da qui la frase pronunciata sul letto di morte: “Non accusate nessuno. Sono io che volevo uccidermi.”

    Il mistero della sua fine probabilmente non si risolverà mai.

    Ma la storia di un genio che ha vissuto in povertà assoluta (vendette una sola opera in vita) e che ha lasciato oltre novecento dipinti continuerà ad affascinare le persone indipendentemente da come sia morto.

    Hitler ha davvero dipinto queste opere?

    Da giovane, Adolf Hitler voleva fare il pittore.

    Fu rifiutato dalla scuola d’arte e imboccò una strada ben diversa.

    Ma aveva prodotto alcune centinaia di opere prima di diventare ciò che divenne.

    Per decenni dopo la sua morte, quei dipinti furono ignorati.

    Non erano considerati di pregio artistico, e acquistarli era visto da molti come moralmente inaccettabile.

    Tuttavia, nei primi anni Duemila è emerso un mercato di nicchia, e i prezzi sono aumentati.

    Il problema è l’autenticità.

    La produzione di falsi è stata massiccia, spesso anche piuttosto grossolana.

    Distinguere un’opera originale da una copia si è rivelato molto difficile, anche per gli esperti (una sfida che oggi coinvolge persino l’intelligenza artificiale), soprattutto perché i punti di riferimento certi sono pochissimi: le sole opere verificate con certezza sono quelle conservate nell’archivio di stato bavarese.

    La Germania ha progressivamente irrigidito la normativa sulla vendita delle opere di Hitler, nel tentativo di ridurre la circolazione di falsi.

    Ma il problema dell’autenticità rimane aperto.

    Chi ha rubato i tredici capolavori dal Gardner Museum?

    C’è una ricompensa di dieci milioni di dollari per chi riesce a scoprire chi ha trafugato tredici capolavori dall’Isabella Stewart Gardner Museum di Boston nel 1990.

    È il più grande furto d’arte della storia.

    Le opere sottratte, tra cui dipinti di Vermeer e Rembrandt, avevano nel 2020 un valore complessivo stimato di 500 milioni di dollari.

    Per capire come funziona la valutazione di opere di questo livello, vale la pena leggere qualcosa sul funzionamento delle case d’aste.

    Nel corso della notte del 18 marzo 1990, due uomini travestiti da agenti di polizia convinsero le guardie di sicurezza ad aprire il museo.

    Le guardie, prive di formazione specifica, furono ammanettate e imbavagliate.

    I ladri tagliarono le tele dalle cornici, rimossero i nastri delle telecamere di sicurezza e si allontanarono indisturbati.

    L’intera operazione durò novanta minuti.

    Nonostante decenni di indagini, numerose piste e altrettanti vicoli ciechi, le opere non sono mai state ritrovate.

    Al museo, le cornici originali sono ancora appese ai loro posti, vuote.

    Una scelta consapevole, a ricordare che quei quadri hanno ancora un posto che li aspetta.

    Esiste anche una ricompensa separata di centomila dollari per chi aiutasse a recuperarne anche solo uno.

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    Nel 2012 un gruppo di ricercatori italiani annunciò di aver trovato a Firenze lo scheletro di Lisa Gherardini, moglie di Francesco del Giocondo, nella cripta del convento di Sant’Orsola dove si era ritirata dopo la morte del marito.

    L’obiettivo era estrarre il DNA e confrontarlo con quello dei discendenti noti della famiglia per confermare o smentire l’identificazione.

    I lavori si sono prolungati per anni senza un risultato definitivo pubblicamente riconosciuto.

    Sul fronte tecnologico, nel 2004 la National Gallery of Art di Washington ha eseguito una scansione in luce infrarossa che ha rivelato tre versioni diverse del dipinto sovrapposte, ognuna con una posizione delle mani e una postura leggermente diverse.

    Leonardo ha ridipinto il soggetto almeno due volte prima di arrivare alla versione finale.

    Esiste anche una copia quasi identica conservata al Museo del Prado di Madrid, realizzata probabilmente da un allievo della bottega di Leonardo mentre il maestro lavorava all’originale.

    La copia del Prado, restaurata nel 2012, ha mostrato dettagli di sfondo che nella versione del Louvre sono ormai invisibili a causa dell’ingiallimento delle vernici.

    Due Monne Lise, quindi.

    Ognuna con i propri segreti.

    Caravaggio a Palermo: l’altra opera scomparsa +

    La firma insanguinata a Malta non è l’unico mistero legato a Caravaggio.

    C’è una seconda opera del pittore che manca all’appello da oltre cinquant’anni.

    Chi vuole sapere di più sulla sua vita trova tutto nell’articolo dedicato a Caravaggio: genio e furia di un artista ribelle.

    Il 18 ottobre 1969, ignoti rubarono dalla chiesa di San Lorenzo a Palermo la Natività con i santi Francesco e Lorenzo, un olio su tela di enormi dimensioni realizzato da Caravaggio nel 1609, poco prima della sua morte.

    Il dipinto fu semplicemente staccato dalla parete e portato via.

    Non fu mai ritrovato.

    Secondo le ricostruzioni degli investigatori e le dichiarazioni di diversi collaboratori di giustizia negli anni Novanta, l’opera sarebbe finita in mano alla mafia siciliana.

    Si è parlato di cessioni a collezionisti privati stranieri, di trasporti clandestini, persino di un incendio accidentale che avrebbe distrutto parte della tela.

    Nessuna di queste piste è mai stata confermata.

    L’Interpol la considera tra le opere d’arte più ricercate al mondo.

    La chiesa di San Lorenzo ha conservato la cornice originale al suo posto.

    Come il Gardner Museum, aspetta.

    La Natività di Caravaggio è inserita nella lista delle opere d’arte trafugate dell’Interpol. Chiunque abbia informazioni sulla sua ubicazione può segnalarla direttamente all’Interpol o alle autorità italiane.
    Il Ritratto di giovane uomo: dove potrebbe essere oggi +

    Tra tutti i dipinti trafugati dai nazisti, il Ritratto di giovane uomo di Raffaello è considerato il più prezioso ancora disperso, con una stima che supera i 100 milioni di euro.

    Negli anni sono emersi diversi filoni investigativi.

    Uno dei più seguiti, negli anni Novanta, indicava la presenza del dipinto in una collezione privata in Svizzera.

    Un altro, emerso più recentemente, parla di un trasferimento in Europa dell’Est dopo la guerra.

    Nessuno si è rivelato conclusivo.

    Il governo polacco, che possiede legalmente l’opera, ha attivato canali diplomatici in numerosi paesi europei e ha collaborato con l’Interpol e con organizzazioni specializzate nel recupero di opere d’arte trafugate.

    Una squadra di ricerca dedicata è al lavoro da decenni.

    L’ipotesi più suggestiva, avanzata da alcuni storici, è che il dipinto non sia mai uscito dalla Germania.

    Potrebbe trovarsi in un deposito privato, in una collezione familiare tramandata in silenzio, o in un luogo che non è ancora stato cercato nel modo giusto.

    La cornice vuota al Museo Czartoryski di Cracovia rimane lì.

    Non come resa, ma come promessa.

    L’arte e i suoi segreti

    Otto misteri, ognuno nato in un tempo e in un luogo diversi, accomunati dalla stessa caratteristica: resistono alle risposte.

    La Monna Lisa sorride da cinquecento anni senza rivelare il suo nome.

    La firma insanguinata di Caravaggio è ancora lì a Malta, ambigua come il giorno in cui è stata tracciata.

    Il Ritratto di giovane uomo di Raffaello è scomparso in una guerra e non è mai tornato.

    E Banksy va e viene, firma il mondo con un nome che non appartiene a nessuno.

    Quello che rende l’arte affascinante, in fondo, non è solo quello che mostra.

    È quello che nasconde.

    Se ti interessa il mondo dei dipinti antichi e vuoi capire come investire in opere d’arte in modo consapevole, o se stai pensando di iniziare una collezione d’antiquariato, trovi articoli approfonditi su questi temi nella sezione articoli di Zogia.

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