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La Gioconda del Prado: una copia dal valore inestimabile

    Il nome di Leonardo da Vinci è indissolubilmente legato alla Gioconda, il ritratto più celebre, studiato e visitato del mondo.

    Tuttavia, per secoli, un segreto straordinario è rimasto nascosto nelle sale del Museo del Prado di Madrid.

    Quella che era considerata una delle tante copie tarde del capolavoro leonardesco si è rivelata, dopo un restauro epocale nel 2010-2012, la scoperta più importante degli ultimi decenni: la Gioconda del Prado, una versione dipinta in contemporanea all’originale, fianco a fianco con il Maestro.

    In questo articolo esploreremo i dettagli tecnici, le rivelazioni scientifiche e il motivo per cui quest’opera possiede un valore storico e commerciale incalcolabile.

    La Gioconda del Louvre: L’Icona Universale di Leonardo

    Prima di addentrarci nel mistero della versione di Madrid, è fondamentale inquadrare l’originale.

    Realizzata tra il 1503 e il 1504 a Firenze, la Monna Lisa (abbreviazione di Madonna Lisa) ritrae, secondo la testimonianza di Giorgio Vasari, Lisa Gherardini, moglie del nobile mercante Francesco di Bartolomeo del Giocondo.

    La Maniacalità di Leonardo

    Leonardo non considerò mai veramente “finita” l’opera, portandola con sé fino in Francia. La tecnica dello sfumato, la resa atmosferica del paesaggio e lo sguardo enigmatico sono il risultato di una conoscenza profonda dell’ottica e dell’anatomia.

    Oggi, protetta da vetri blindati al Museo del Louvre, la Gioconda attira milioni di visitatori, ma la sua popolarità ha generato un fenomeno unico: la proliferazione di copie.

    Il Fenomeno delle Copie d’Autore nel Rinascimento

    Nel mercato dell’arte antica, il termine “copia” non ha sempre l’accezione negativa che le attribuiamo oggi.

    Durante il Rinascimento, la bottega di un artista era una vera e propria fucina di talenti.

    Gli allievi imparavano riproducendo i lavori del maestro, spesso sotto la sua supervisione.

    Esistono decine di versioni della Gioconda (come la Gioconda di Torlonia o la Monna Vanna), ma la maggior parte sono state realizzate decenni o secoli dopo la morte di Leonardo.

    La Gioconda del Prado è l’unica eccezione che conferma la regola: non è una riproduzione successiva, ma una “copia di bottega contemporanea”.

    Il Mistero Svelato: Il Restauro del 2010

    Fino a pochi anni fa, l’opera conservata a Madrid era esposta come una copia anonima di scarso interesse.

    Il motivo?

    Lo sfondo era completamente nero, privo di paesaggio, e l’opera era pesantemente ridipinta.

    La Scoperta del Paesaggio

    In occasione di una mostra temporanea al Louvre, il Museo del Prado decise di sottoporre il quadro a un restauro completo.

    Durante la pulizia, è emersa una verità sensazionale: lo strato di nero (aggiunto probabilmente nel XVIII secolo per adattare il quadro a una galleria con sfondi scuri) nascondeva un paesaggio toscano pressoché identico a quello di Leonardo.

    Rimuovendo le vernici ossidate e le ridipinture, i colori sono apparsi incredibilmente vividi e luminosi, offrendo una visione di come doveva apparire la Monna Lisa originale prima che il tempo e l’ossidazione dei pigmenti la rendessero più scura e ambrata.

    Sono tornati alla luce i fini dettagli del delicato paesaggio toscano e del volto della Monna Lisa che si è rivelato in tutta la sua bellezza ridandole le sembianze che doveva avere all’epoca, quelle di una splendente giovane donna di una ventina d’anni.

    Analisi Scientifica: La Riflettografia a Infrarossi

    La prova definitiva della contemporaneità tra le due opere è arrivata dalle analisi non invasive, in particolare dalla riflettografia a infrarossi.

    Questa tecnica permette di vedere gli strati sottostanti al colore, rivelando il “disegno preparatorio” e i ripensamenti dell’artista (pentimenti).

    Corrispondenze Sconvolgenti

    Le scansioni hanno rivelato che le correzioni fatte da Leonardo sull’originale compaiono identiche nella copia del Prado.

    • Se Leonardo spostava la linea di una spalla, l’allievo al Prado faceva lo stesso.
    • Se la linea del velo veniva corretta, anche la copia seguiva la modifica.

    Questo significa che l’allievo non stava copiando il quadro finito, ma stava lavorando sulla propria tavola mentre Leonardo creava l’originale, osservando ogni suo singolo tocco.

    Il quadro del Prado potrebbe dunque essere una copia supervisionata dal grande Leonardo da Vinci in persona.

    Ma a rendere ancora più interessante la copia del Prado è quel che ci svela dell’originale di Leonardo.

    Nella copia alcune parti si sono conservate meglio che nella tavola del Louvre.

    Dalla copia appaiono molti più dettagli della seggiola, della gala che orna la scollatura del vestito di Lisa e del velo semitrasparente che le copre spalla e braccio sinistro.

    La Gioconda del Prado può essere considerata quindi, a tutti gli effetti, una copia dal valore inestimabile.

    Legno e Materiali: Dal Nord Europa all’Italia

    Un altro pregiudizio storico riguardava il supporto.

    Per anni si è creduto che la copia del Prado fosse dipinta su una tavola di quercia, legno tipico dei pittori fiamminghi o del Nord Europa, il che la collocava lontano dall’ambiente leonardesco.

    Tuttavia, le analisi botaniche condotte durante il restauro hanno smentito questa tesi: si tratta di legno di noce, un materiale nobile ed estremamente costoso, utilizzato regolarmente in Italia e preferito da Leonardo per molte delle sue opere.

    Anche le dimensioni sono quasi speculari:

    • Louvre: 77 × 53 cm
    • Prado: 76 × 57 cm

    Chi ha dipinto la Gioconda del Prado?

    L’attribuzione rimane oggetto di dibattito tra gli storici dell’arte, ma il cerchio si è ristretto agli allievi più vicini al Maestro.

    I nomi principali sono:

    1. Francesco Melzi: L’allievo prediletto, noto per la sua precisione e fedeltà stilistica.
    2. Gian Giacomo Caprotti (Salaì): Il collaboratore più intimo e controverso di Leonardo.
    3. Fernando Yáñez de la Almedina o Hernando de los Llanos: Due pittori spagnoli che lavorarono con Leonardo a Firenze per l’affresco della Battaglia di Anghiari. La loro presenza spiegherebbe come il quadro sia arrivato in Spagna così precocemente.

    Sebbene l’allievo del Prado non possieda lo “sfumato” etereo di Leonardo, dimostra una tecnica esecutiva di altissimo livello, definendo i dettagli con una precisione che l’originale, a causa dell’usura, ha parzialmente perduto.

    Cosa ci insegna la “Gemella” sull’Originale?

    La Gioconda del Prado è diventata una sorta di “stele di Rosetta” per comprendere il capolavoro del Louvre.

    Grazie al suo eccellente stato di conservazione, possiamo osservare dettagli che nell’originale sono quasi invisibili:

    • Le sopracciglia e le ciglia: Sebbene nella versione del Louvre sembrino assenti (forse a causa di puliture aggressive nei secoli passati), nella versione del Prado sono appena accennate, confermando che il volto originale doveva avere questi dettagli.
    • La sedia e il vestito: La struttura della seggiola e le pieghe della gala che orna la scollatura sono molto più nitide.
    • Il velo: La trasparenza del velo sulle spalle rivela una maestria nel rendere i tessuti che solo la bottega di Leonardo poteva possedere.
    • Il volto giovane: Nella copia, Monna Lisa appare come una splendida donna di circa vent’anni, liberata dalla “patina del tempo” che avvolge la versione parigina.

    Il Valore di Mercato delle Copie d’Autore e delle Opere di Bottega

    Dal punto di vista del collezionismo e del mercato dell’arte, il caso del Prado ha ridefinito il valore delle repliche d’epoca.

    Valutazione di una Copia Antica

    Generalmente, una copia del XVII o XVIII secolo ha un valore decorativo o storico moderato.

    Tuttavia, quando un’opera viene identificata come “prodotta nella bottega del maestro” o “sotto la supervisione dell’artista”, il suo valore schizza alle stelle.

    La Gioconda del Prado è considerata invendibile (di valore inestimabile), ma se finisse sul mercato, la sua valutazione sarebbe paragonabile a quella di un’opera autografa di un grande maestro del Rinascimento, nell’ordine delle decine o centinaia di milioni di euro.

    Un Capolavoro a Quattro Mani

    La Gioconda del Prado non è una banale imitazione, ma la prova tangibile di come lavorava il genio di Vinci.

    È un’opera che vive di luce propria, offrendoci una finestra temporale per vedere la Monna Lisa con gli occhi dei contemporanei di Leonardo.

    Possedere o studiare una copia di questo livello significa avvicinarsi all’essenza stessa della pittura antica, dove il confine tra maestro e allievo sfuma nella ricerca della bellezza assoluta.