Vai al contenuto
Home » Articoli » La colonna della flagellazione: una preziosa reliquia della cristianità

La colonna della flagellazione: una preziosa reliquia della cristianità

    Roma nasconde le cose più straordinarie nei posti in cui nessuno guarda.

    A pochi passi da Santa Maria Maggiore, in una basilica paleocristiana che quasi tutti i turisti ignorano, c’è una cappella laterale in cui è custodita una delle reliquie più antiche e più discusse della cristianità.

    Non è un affresco, non è una statua, non è un dipinto celebre: è un frammento di pietra bianca e nera che, secondo una tradizione ininterrotta da otto secoli, sarebbe ciò che rimane della colonna alla quale Cristo fu legato per essere flagellato.

    Che ci si creda o meno, la storia di questo oggetto è straordinaria: un viaggio da Gerusalemme a Roma, doni diplomatici a re e papi, un reliquiario capolavoro dell’Art Nouveau, e un’influenza sull’arte italiana che arriva fino al Barocco romano.

    La reliquia: com’è fatta e dove si trova

    La colonna è custodita nella Basilica di Santa Prassede, in una cappella laterale sulla navata destra, accanto al celebre Sacello di San Zenone, uno dei pochi esempi di mosaico paleocristiano sopravvissuto intatto a Roma.

    Il reperto è realizzato in granito a grani bianchi tendenti al rosa, con cristalli neri allungati: un materiale lapideo di pregio, coerente con i materiali da costruzione in uso nella Palestina del I secolo.

    La colonna della flagellazione

    Misura circa 63 centimetri di altezza, con un diametro variabile tra i 13 e i 20 centimetri, ed è rastremata verso l’alto.

    La superficie mostra le tracce di secoli di storia: abrasioni, intagli e prelievi di frammenti che i secoli successivi avrebbero donato come reliquie ad altre chiese e a sovrani europei.

    Il viaggio da Gerusalemme a Roma

    La storia documentata della colonna inizia nel 1223, quando il Cardinale Giovanni Colonna la portò dalla Terra Santa a Roma.

    Ma prima di entrare nei dettagli, vale la pena notare un dettaglio che gli storici hanno discusso a lungo: il cognome del cardinale e il nome della reliquia sono identici.

    Coincidenza, o il segno di una storia più intrecciata di quanto sembri?

    33 d.C. circa — Gerusalemme

    Secondo i Vangeli, la flagellazione di Cristo avvenne a Gerusalemme, nel pretorio di Pilato.

    La colonna cui fu legato sarebbe rimasta nella città per oltre dodici secoli, oggetto di venerazione per i pellegrini cristiani.

    1223 — Arriva a Roma

    Il Cardinale Giovanni Colonna porta la colonna da Gerusalemme a Roma e la colloca nella Basilica di Santa Prassede, di cui era titolare.

    La colonna viene inizialmente sistemata nel Sacello di San Zenone, la splendida cappella musiva dell’800 d.C. già nota come “Giardino del Paradiso”.

    1250 ca. — Lo scambio con Luigi IX di Francia

    La tradizione narra che l’anello superiore della colonna, al quale veniva legata la corda del prigioniero, fu donato al re Luigi IX di Francia (San Luigi) in cambio di tre spine della corona di Cristo.

    È uno degli scambi diplomatici più curiosi della storia medievale: due sovrani che si scambiano reliquie della Passione come altri si sarebbero scambiati territori.

    1585 — Sisto V e il dono a Padova

    Papa Sisto V dona una parte consistente della colonna ai fedeli di Padova.

    È il più importante dei prelievi documentati: spiega in parte le dimensioni ridotte del reperto attuale rispetto alla colonna originale, e i segni di intaglio visibili sulla superficie.

    1699 — Trasferita nella cappella attuale

    Per volere di Monsignor Ciriaco Lancetta, la colonna viene spostata dal Sacello di San Zenone alla piccola cappella laterale in cui si trova ancora oggi.

    Una lapide murata all’ingresso del sacello ricorda ancora oggi le vicende del suo arrivo a Roma.

    1898 — Il reliquiario di Cambellotti

    La colonna viene protetta da un reliquiario in bronzo dorato a forma di tempietto, realizzato su disegno di Duilio Cambellotti.

    È la custodia che i visitatori vedono ancora oggi.

    Il reliquiario di Duilio Cambellotti: Art Nouveau nella Roma di fine Ottocento

    Duilio Cambellotti (1876-1960) è una delle figure più interessanti e meno celebrate dell’Art Nouveau italiana.

    Illustratore, scenografo, designer e scultore, Cambellotti operava in quella zona di confine tra arte applicata e arte pura che il Liberty europeo aveva reso fertile: gli stessi anni in cui Mucha realizzava i suoi manifesti a Parigi e Klimt dipingeva a Vienna, Cambellotti lavorava a Roma su commissioni che spaziavano dai libri illustrati all’arredo liturgico.

    Il reliquiario di Santa Prassede è un piccolo capolavoro di questo approccio: la struttura a tempietto in bronzo dorato richiama l’architettura sacra classica, ma le decorazioni rivelano chiaramente il gusto del primo Novecento, con le linee curve e i motivi naturalistici tipici del Liberty.

    Il connubio tra una reliquia del I secolo e un contenitore del XIX è in sé un testo sull’idea di continuità nella tradizione cristiana: ogni epoca ha cercato di custodire e onorare questi oggetti con il meglio che il proprio tempo sapeva produrre.

    L’influenza sull’arte: da Piero della Francesca al Barocco romano

    La piccola colonna di Santa Prassede ha avuto un’influenza sull’arte europea molto più grande di quanto le sue dimensioni lascino immaginare.

    Dal XV secolo in poi, la rappresentazione della flagellazione di Cristo si diffonde nell’arte italiana e nordeuropea con una caratteristica specifica: la colonna a cui Cristo è legato comincia a raffigurare una colonna bassa, a rocchetto, che corrisponde esattamente alla forma di quella di Santa Prassede.

    Prima del XIII secolo le rappresentazioni della flagellazione mostravano colonne architettoniche alte, come normali fusti portanti.

    Dopo l’arrivo della reliquia a Roma e la sua venerazione, la piccola colonna bassa diventa il modello iconografico di riferimento per pittori e scultori in tutta Italia.

    I grandi maestri e la colonna della flagellazione

    Piero della Francesca dipinge la sua celebre “Flagellazione di Cristo” (Urbino, c. 1455-1460) con la colonna bassa al centro della composizione, in una prospettiva così precisa da sembrare quasi una documentazione fotografica del reperto.

    Bramante, nella sua decorazione ad affresco per Santa Maria presso San Satiro a Milano, include colonne della stessa tipologia nei contesti della Passione.

    Caravaggio, che di Roma conosceva ogni vicolo e ogni chiesa, utilizza la colonna bassa nella sua “Flagellazione di Cristo” conservata a Napoli: la sua interpretazione, più drammatica e fisica di tutte le precedenti, porta questo oggetto al centro di uno dei momenti più potenti della pittura barocca italiana.

    Per approfondire il genio e la storia di Caravaggio, leggi il nostro articolo su Caravaggio: genio e furia di un artista ribelle.

    L’Angelo con la Colonna a Ponte Sant’Angelo

    L’esempio più visibile di questa influenza iconografica è accessibile a chiunque percorra Ponte Sant’Angelo a Roma.

    Nel 1667, Papa Clemente IX commissionò a Gian Lorenzo Bernini un ciclo di dieci angeli per il ponte, ognuno recante uno degli strumenti della Passione di Cristo.

    L’Angelo con la Colonna, scolpito da Antonio Raggi su disegno di Bernini e installato nel 1670, regge una colonna identica a quella di Santa Prassede: bassa, rastremata, con le proporzioni esatte della reliquia che i romani potevano vedere alla basilica.

    La colonna della flagellzione in braccio ad uno degli angeli della passione di ponte Sant’Angelo

    Ai piedi della statua, l’iscrizione tratta dal libro del Siracide: “Tronus meus in columna” (il mio trono è nella colonna).

    Non è un caso: Bernini e i suoi committenti conoscevano la reliquia, la collocavano al centro della teologia della Passione, e la trasformavano in pietra per chiunque attraversasse il ponte verso San Pietro.

    È davvero quella colonna? Il dibattito che non si chiude

    La domanda che ogni storico si pone davanti a questa reliquia è ovvia: è autentica?

    La risposta onesta è che non lo sappiamo, e probabilmente non lo sapremo mai con certezza.

    Gli argomenti a favore dell’autenticità sono: il materiale è coerente con i litotipi usati nella costruzione della Palestina del I secolo; la colonna corrispondeva a un tipo di colonna bassa usata come sostegno o come palo di legatura nelle abitazioni romane dell’epoca; la catena di custodia documentata risale al 1223, e prima di questa data la presenza di una colonna della flagellazione a Gerusalemme è attestata da diversi resoconti di pellegrini medievali.

    Gli argomenti a favore dello scetticismo sono altrettanto seri: ci sono almeno altri tre luoghi nel mondo che rivendicano di custodire la stessa reliquia o frammenti di essa; alcune delle abrasioni visibili sulla superficie potrebbero essere state create da semplici tentativi di prelievo da parte di devoti nei secoli, rendendo impossibile distinguere il reperto originale da un’eventuale sostituzione; e nessun’analisi scientifica definitiva è mai stata condotta sul materiale.

    C’è però un punto su cui tutti concordano: indipendentemente dall’autenticità materiale, questa colonna ha avuto un’influenza reale e documentata sull’arte europea per otto secoli.

    E questo, di per sé, la rende un oggetto storico di straordinario valore.

    Se ti interessa approfondire altri casi di oggetti sacri e arte religiosa che hanno plasmato la cultura europea, leggi il nostro articolo su il Mosè di Michelangelo e il mistero delle corna.

    Arte sacra e oggetti religiosi antichi

    Nella nostra galleria trovi oggetti d’antiquariato selezionati con provenienza verificata: dipinti, sculture e oggetti di arte sacra di epoche diverse. Se cerchi qualcosa di specifico, contattaci direttamente.

    Visita la galleria → Scrivi una mail Chiama ora