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Beffa al Louvre: due Tiktoker appendono il loro ritratto di fianco alla Gioconda

    Il Museo del Louvre torna nell’occhio del ciclone per l’ultima, inattesa, beffa: due tiktoker belgi sono riusciti a eludere la sorveglianza e ad appendere un loro ritratto, incorniciato con mattoncini giocattolo, accanto alla Gioconda.

    Un gesto goliardico che, pur innocuo, riapre un dibattito drammatico sulla sicurezza, già messo in discussione dal recente clamoroso furto dei Gioielli della Corona.

    La “Beffa LEGO” nella Sala della Gioconda

    Neal e Senne, noti per le loro imprese virali, hanno messo a segno il loro “colpo” nella sala più blindata e affollata del mondo: la Sala degli Stati, dove risiede la Monna Lisa.

    Come evidenziato anche da fonti legali recenti, l’episodio è stato definito un “bluff che umilia il Louvre”.

    La tecnica utilizzata dai due content creators ha svelato una falla sistemica imbarazzante: i moderni metal detector e i controlli a raggi X sono tarati per individuare armi ed esplosivi, ma sono completamente ciechi di fronte alla plastica.

    I due giovani hanno smembrato la cornice, realizzata con mattoncini colorati stile LEGO, e l’hanno nascosta nelle mutande e sotto i vestiti.

    Una volta entrati nella Sala degli Stati, sfruttando la calca di turisti che quotidianamente assedia il capolavoro di Leonardo, hanno estratto i pezzi, assemblato il quadro in pochi secondi e lo hanno appeso, filmando il tutto.

    La sicurezza, focalizzata sul monitoraggio delle folle e sulle minacce “tradizionali”, non si è accorta di nulla finché il gesto non era compiuto.

    L’episodio è il paradigma della vulnerabilità nell’era di Internet: se la sicurezza è preparata per fronteggiare minacce da 88 milioni di euro, può essere sbeffeggiata da un quadro da pochi euro e dalla ricerca di qualche milione di visualizzazioni.

    Un Allarme Che Suona Troppo Spesso

    Questa intrusione avviene in un momento di estrema tensione per il Museo.

    Come già riportato nel nostro articolo Furto al Louvre: la grande lezione sulla sicurezza delle opere d’arte, solo poche settimane fa, una banda organizzata ha messo a segno un “colpo da film” nella Galleria d’Apollon.

    Il furto dei gioielli di Napoleone, stimato oltre gli 88 milioni di euro, ha rivelato falle procedurale gravi.

    Il nostro articolo ha descritto come i ladri abbiano sfruttato un montacarichi per accedere a un terrazzino e forzare le teche blindate in meno di quattro minuti, riaccendendo il dibattito sulla scarsa videosorveglianza – un problema più volte denunciato dalla Corte dei Conti francese.

    Se da un lato la rapina dei gioielli ha mostrato la vulnerabilità del Louvre di fronte a un attacco di alta tecnologia e precisione criminale, il gesto dei tiktoker ne ha messo in luce la fragilità opposta: la mancanza di attenzione verso minacce non-criminali, ma capaci di creare un danno reputazionale enorme.

    Il Louvre appare oggi come un gigante dai piedi d’argilla: preparato a respingere attacchi complessi, ma incapace di gestire l’imprevedibilità umana.

    Il Paradosso della Gioconda

    Il Louvre, e in particolare la Gioconda, non sono nuovi a episodi che ne mettono in discussione l’inviolabilità.

    Oltre un secolo fa, il furto del 1911 ad opera dell’italiano Vincenzo Peruggia – spinto da un presunto spirito patriottico – dimostrò che per portare via il capolavoro bastava nasconderlo sotto un camice da imbianchino.

    Fu proprio quel furto, durato due anni, a trasformare il ritratto in un’icona planetaria, alimentandone il mito.

    La Monna Lisa, con il suo sorriso enigmatico e i suoi segreti (come le presunte firme nascoste negli occhi, un tema da noi affrontato nel nostro approfondimento sulla Gioconda), è diventata il bersaglio perfetto per chi cerca la massima risonanza mediatica.

    L’appendere un proprio ritratto accanto alla Gioconda non è solo un atto di sfida, ma un commento sulla sua onnipresenza: è un tentativo, seppur ironico e breve, di cooptare l’immortalità artistica di Leonardo nell’effimero mondo della fama social.

    Una Lezione Costosa (in termini di immagine)

    L’episodio non ha causato danni materiali, ma il danno d’immagine è incalcolabile.

    Questo gesto mette a nudo l’arretratezza dei protocolli di sicurezza museali, fermi a un’idea di minaccia novecentesca.

    Il Louvre si trova ora a dover fronteggiare una realtà scomoda: proteggere i tesori dell’umanità non significa più solo blindare le porte, ma anticipare la creatività – a volte distruttiva, a volte solo vanitosa – di chi è disposto a tutto pur di ottenere un minuto di viralità accanto al sorriso più famoso del mondo.